L’estasi del vuoto
Marcella Usai
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Il ferro della piazza si scioglie
in un sorso d’ombra,
laddove le colonne del secolo
mostrano le prime vene di ruggine.
La terra esige argini di cemento
e fiumi addomesticati
ma nell’ora della marea immobile
l’arte è una tempesta di sale.
È uno zoccolo di pietra
contro lo specchio del tempo
una lava scalza che cammina
sulle spine del mondo.
Sputa la gabbia delle mie gabbie
di inchiostro esatto
strappa il vestito dell’ovvio
con denti di lupo
perché o è radice che spacca il marmo
o è polvere.
Poi, l’incendio dei mille
diventa un ago sottopelle
scava un tunnel di formiche
nel petto segreto e silenzioso.
Fuori la notte è un blocco di ghiaccio
ma dentro si spalanca
un precipizio di luce
un terremoto che
inghiotte la bussola.
L’ancora della ragione
si spezza in questa corrente selvaggia.
Non sono che il guscio vuoto di un’ora fa,
un albero spogliato
di fronte alla scogliera del foglio
pelle esposta al vento
salva, naufraga nel polmone fecondo
della mia stessa deriva.
©
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L'autore
Marcella Usai
Dalla mia penna scaturisce una miriade di emozioni; il dolore, la gioia, la speranza. Quando esprimo i miei pensieri sento di essere in armonia con l’universo. Lascio scorrere i rivoli dell’anima sino ad infrangersi in mille goccioline su argentei ciottoli.
Commenti (1)
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Patrizia Cosenza17 agosto 2026
una poesia che attraversa il reale e l'irreale in alcuni tratti senti i brividi paura e sorpresa . complimenti alla poetessa

