In mancanza
Ira mi rapprese,
ch’Amor proprio non vedea
e d’intorno, ahimè, lo vedea,
ma il letal putto solo m’avea
trafitto di freccia avvelenata,
che più non togliea
E in bellezza proprio non riuscivo,
che sol danno mi generava
e al vederla il cuor sol gemeva
ed irto il cammino m’era sempre,
ché troppo istupidito ero
La vision di donne m’era di sol tormento,
ogni cosa diveniva lamento,
ché in me mi ritraevo,
in costanza restavo intimidito
e in tal stato ero sgomento
Ahi lasso! Che immane dolor
non uscir da tal siffatta condizione!
Più non trovavo solutio
ed ogni dì di peso m’era,
ché proprio niuna parata m’appariva,
e sol al sublime Iddio prostrarmi potea
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
M
Tutte le opere →
L'autore
Marco Cortese
Sono originario di Cuorgnè (TO), un paese nel verde Canavese, non lontano dal Parco Nazionale del Gran Paradiso, dove fischia la marmotta, saltella il camoscio e regna maestoso lo stambecco...comunque anche la grandiosa capitale sabauda non dista molto, intrisa di storia...Da un pò d'anni abito a Banchette (TO), a rido
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!