L'ipocrita
Paolo Ursaia
1236 poesie pubblicate
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Sorridi,
e parli di progresso
di novella età dell'oro;
snoccioli parole
inafferrabili concetti,
teorie e novità.
Ti chiedo
o grande organizzatore,
novello Mosè
che porterai
i nostri depressi cuori
verso la luce...
ma non sei tu,
sempre tu,
ancora tu,
colui che ci guidò
fino ad ora,
a codesto strazio?
O forse,
ora comprendo,
era un tuo gemello?
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (2)
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M
Mara6021 febbraio 2008
Condivisibile sdegnata poesia... in una nazione come la nostra, ove tutto cambia perché niente cambi. Tecnica al solito raffinata, che mescola sarcasmo, acre ironia, rabbia. Molto piaciuta.
Rasimaco22 febbraio 2008
versi che in se rachiudono oltre il palese sdegno anche una grande amarezza... non vado oltre questa é solo una sensazione. in ogni caso la poesia é sempre stupenda!

