Uno spicchio di luna ritagli
Di fremiti da tempo orfana
nel consueto maneggio di carne
uno spicchio di luna ritagli
per un sogno esclusivo bagnato;
e paghi per fiori da inalare
sapendo i tuoi petali golosi
e vibri fra muscoli di braccia
varcando la porta dell’alcova;
non servono parole alla pelle
- apprezzando dovute lusinghe -
e impigli sul suo petto la bocca
strappandogli camicia in ardore;
è muschio il suo profumo selvaggio
- uomo sconosciuto di una sera -
porti labbra ruvide fra i seni
glutei soppesando suoi di marmo.
Senti con piacere la sua voglia
premi a modellarla con il ventre
- libera da ogni pregiudizio
porti la sua mano a inumidirsi –
lingua ad intrecciarsi con la lingua
mentre già lo spingi sopra il letto
t’offri finalmente come donna
centro dello stesso desiderio;
doni all’irruenza ogni tua piega
t’apri come non hai mai pensato
gridi finalmente ogni tua morte
vivi senza freni d’ogni osare;
mentre piangi il palpito feroce
- lacrime di miele ad irrorare -
ridi di un domani senza un nome
senza ipocrisie da barattare.
©
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Commenti (1)
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Paolo Ursaia23 febbraio 2008
Raffinatezza e profondità, per un autore che ultimamente ci dona perle trattando questi temi, senza mai indulgere in volgarità, ma sempre con eleganza. Piaciuta
