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Natura 17 aprile 2008 · lettura 1 min · 2789 letture

L'inferno verde

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Ricordo quella pioggia, così fitta da sembrare un muro che s'abbatte; quell'inferno verde che serrava l'anima, ed il respiro spesso come melassa. Il tempo immoto della foresta dilatava attimi d'eterno nell'interminabile cammino; uno squarcio di sole materializzò l'arcobaleno sulla seta d'una ragnatela, e ci riscoprimmo tra i viventi.
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Ricordi d'una marcia nella foresta pluviale africana... ricordi carichi di pioggia, di buio, di fatica... e dell'immensa sorpresa del sole che sbuca improvviso

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (6)

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O
Osvaldo Spizzirri17 aprile 2008

”Tra i viventi” emozioni, che noi civili della citta non affrontiamo, ma c'è chi si immerge nella natura, l'atore ci vuol far conoscere, un mondo vissuto dal presente, che noi leggiamo sui rotocalchi, o che vediamo in tv... un mondo di misteriose bellezze che noi conoscevamo perfettamente, prima di essere ingoblati dalla civiltà... ma che abbiamo dimenticato.. non conosciamo più la natura per questo ci fa paura... l'uscir fuori della foresta.. ritornare alla civiltà..! Bella..!

O
Orma Detruria17 aprile 2008

dopo questa lettura verrebbe da cambiarci d'abito, nella meticolosa descrizione di un ambiente dove i fenomeni della natura si presentano in tutta la loro imponenza, l'autore ci trascina come una vera guida nella fitta intricata foresta e sa trasmette la sua stessa ansia, lo stesso ristoro nel cogliere la luce di un raggio di sole. ma non è così anche la vita?

Berta Biagini17 aprile 2008

una chiusa che dice tutto - ci vuol far capire che siamo completi, non ci manca proprio niente anche se spesso non lo riconosciamo.

Mirella Crapanzano17 aprile 2008

In un ambiente ostile, sconosciuto, dove la fatica e l'orientamento, anche psicologico, è determinante, ecco che una schiarita, un raggio che filtra tra i rami, la meraviglia dell'arcobaleno, possono far intravedere la speranza e anche il sollievo di qualcosa di conosciuto, che riscalda i cuori e fa sentire vivi.. immagini forti e molto belle, una poesia che rimane vivida al lettore e lo fa sognare...

M
Marina Como17 aprile 2008

Nelle difficoltà che la vita propone il tempo assume sembianze interminabili, ma nello stesso tempo ci permette di stillarne le gocce, piccoli dolorosi passi verso l'arcobaleno. Un invito a non perdere la speranza e continuare nel ”cammino” intrapreso e si presenterà uno ”squarcio di sole”.

Rasimaco17 aprile 2008

l'inferno verde come viene descritto in questi mirabili versi é qualcosa che ti chiude l'animo, che ti fa sentire quasi prigioniero, come ingabbiato in quell'ammasso intrigato di fogliame e di fronde, umido e con insetti che incontrastati continuano a punzecchiarti tormentandoti il corpo fino a crearti delle piccole piaghe... solo chi ha vissuto nella giungla può comprendere a pieno quanto il poeta sente dentro di se e come alla comparsa di un raggio di sole attraverso uno squarcio in quell'intrigo di verde, l'animo suo si libera da quell'ansia in cui era caduto. Stupenda