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Ribellione 22 maggio 2008 · lettura 1 min · 3029 letture

Nirvana e Walhalla

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Parli lento d'una pace ineffabile che sa di nulla, di dolce annullamento; la fine delle sofferenze una lampada che si spegne, un karma che alla fine giunge a compimento. Non è per me questa dolce rinuncia questo supremo distacco d'ogni umana cosa; dei palazzi d'Asgaror dalle innumerevoli porte sono creatura infelice, ed attendo alla fine l'estrema lotta nel Regno di Ragnarok; annullarsi combattendo, piuttosto che rinunciando.
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Purtroppo, sono fatto così... preferisco fare, piuttosto che osservare...

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (4)

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O
Osvaldo Spizzirri22 maggio 2008

”Nirvana” concetto proprio dell'Induismo e fondamentale nel Buddhismo... nella mitologia ”Norrea” (Valhalla) (Valhòll) (Waalhalla) è uno dei palazzi dell' a'sgaòr e residenza dei morti in battaglia... il (valhalla) è descritto come un immensa sala con 540 porte muri fate di lance... ecc. ecc. Bellissima per pochi ma non per tutti...!

Mirella Crapanzano22 maggio 2008

Una poesia che può considerarsi un manifesto, per chi la vita la sceglie giorno dopo giorno, sulla pelle, affrontando mali, calamità, sofferenza. Per chi la vita è una continua lotta, duramente conquistata sul campo, e non è mai rinuncia, distacco, ma gioia e dolore, così come si conviene a un uomo o a una donna, che vive davvero e intensamente... Molto apprezzata.

Rasimaco22 maggio 2008

stupenda maniera di poetare, in uno stile superbo con metafore raffinate ed eleganti il poeta narra la sua capacità combattiva, la sua non arrendevole tenacia lo conduce anche verso il baratro... ma lui non arretra... anzi a capo chino stringi denti e spinge... stupenda!

Carla Casu30 maggio 2008

Se la memoria non m'inganna, Siddharta prima di raggiungere il Nirvana fece qualunque tipo di esperienza e attraversò tutti gli ”stadi” dell'esistenza umana. Provò l'ebrezza e il dolore ”d'ogni umana cosa”. Sulla sua pelle. Poesia stupenda nei versi, ma non condivido molto il fatto che karma e Nirvana siano accostati a termini come rinuncia, annullamento, distacco. La legge del karma è valida solo all'interno del mondo materiale, dipende dall'agire umano. Ammetto di avere difficoltà a comprendere la seconda strofa e non vorrei aver interpretato male: ”karma=fine delle sofferenze” o un concetto simile. Al di là del messaggio espresso (e se non l'ho compreso mi scuso) che non condivido, la poesia è davvero superiore!