Nirvana e Walhalla
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
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”Nirvana” concetto proprio dell'Induismo e fondamentale nel Buddhismo... nella mitologia ”Norrea” (Valhalla) (Valhòll) (Waalhalla) è uno dei palazzi dell' a'sgaòr e residenza dei morti in battaglia... il (valhalla) è descritto come un immensa sala con 540 porte muri fate di lance... ecc. ecc. Bellissima per pochi ma non per tutti...!
Una poesia che può considerarsi un manifesto, per chi la vita la sceglie giorno dopo giorno, sulla pelle, affrontando mali, calamità, sofferenza. Per chi la vita è una continua lotta, duramente conquistata sul campo, e non è mai rinuncia, distacco, ma gioia e dolore, così come si conviene a un uomo o a una donna, che vive davvero e intensamente... Molto apprezzata.
stupenda maniera di poetare, in uno stile superbo con metafore raffinate ed eleganti il poeta narra la sua capacità combattiva, la sua non arrendevole tenacia lo conduce anche verso il baratro... ma lui non arretra... anzi a capo chino stringi denti e spinge... stupenda!
Se la memoria non m'inganna, Siddharta prima di raggiungere il Nirvana fece qualunque tipo di esperienza e attraversò tutti gli ”stadi” dell'esistenza umana. Provò l'ebrezza e il dolore ”d'ogni umana cosa”. Sulla sua pelle. Poesia stupenda nei versi, ma non condivido molto il fatto che karma e Nirvana siano accostati a termini come rinuncia, annullamento, distacco. La legge del karma è valida solo all'interno del mondo materiale, dipende dall'agire umano. Ammetto di avere difficoltà a comprendere la seconda strofa e non vorrei aver interpretato male: ”karma=fine delle sofferenze” o un concetto simile. Al di là del messaggio espresso (e se non l'ho compreso mi scuso) che non condivido, la poesia è davvero superiore!



