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Dialettali 7 giugno 2008 · lettura 1 min · 5025 letture

Er pathos

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Quanto te piace 'sta parola corta, 'npo'esotica e strana... ma che vorrebbe dì? Me guardi strano e me dici che sì, 'sta situazione te piace, ma manca 'npo'de pathos; n'artra vorta, mentre che me stavo a rotolà dentr' ar letto dopo 'na ggiornata de lavoro, m'aritiri fori 'sto pathos, e me dici che te manca... er pathos, ovviamente; er resto, nun ne parlamo. La verità è che nun ce lo sai manco te che d'è sto pathos: te senti 'mportante a nominallo. Ed io me sento come Albertone, mentre che notava ne la marana, e li ragazzini glie gridavano: America', facce Tarzan!
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Dedicato a chi prova piacere, a chi si compiace nelle parole...

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (3)

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Stellaerratica7 giugno 2008

Mi sento quasi chiamata in causa. Io mi compiaccio delle parole e ”pathos” mi piace un sacco fin da piccola. Mi spiace di non aver studiato il greco. Un po' ridanciani questi versi pongono un quesito non superficiale: l'uso delle parole. Quante volte le usiamo senza cognizione o solo per il gusto esotico di un po' di lettere che fanno un trenino in bocca? A me piace giocare con le parole, mi piace usarle e abusarne. Anche perché ci sono cose che esprimi esattamente con quella parola lì (a me ”gradevole” non dice quanto ”agréable”, che idiozia!) e le altre non sono adeguate. E' il fascino del suono, della parola, del significato. Invidio chi possiede il proprio dialetto, dà forma speciale alle proprie emozioni. Io ho solo lingue estranee.

P
Patrizia Chini7 giugno 2008

ironia simpaticamente elaborata in versi il cui contenuto condivido in pieno. Alcuni per distinguersi usano termini astrusi (sarà l'aggettivo giusto?) di cui ignorano il significato. Senza nulla togliere alla gradevolezza della poesia che è deliziosa, renderei più scorrevole la terza strofa ”mentre m'arotolavo... ” e il finale ”facce Tarzan, America'”

Angela7 giugno 2008

è bellissimo usare il fascino di parole inusuali per esaltare i nostri momenti di vita più emozionanti parole a cui a volte stravolgiamo anche il significato per adattarle alla nostra fantasia ma va bene anche così non mummifichiamoci dentro regole ferree vecchie e polverose inventiamo e usiamo pure parole nuove o strane. Il vocabolario si arricchisce sempre di neologismi che i puristi guardano con orrore come attentato alla lingua italiana forse altre persone come me di scarsa cultura ma con tanta fantasia e desiderio di osare apprezzano l'arrivo di termini nuovi strani e simpatici si dilatano gli orizzonti espressivi - la poesia mi è veramente piaciuta e la ragazza che osa fa benissimo