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Questa pagina ha una colonna sonora scelta da Paolo Ursaia
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Satira 9 giugno 2008 · lettura 1 min · 2842 letture

Che volgarità!

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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L'autoreferenziata sapienza ti pesa amica mia; ti ritrovi sola ed incompresa... come sia possibile ignorar ciechi il superiore afflato non comprendi, e la vil plebaglia che spregia ignorante la parola alata ferisce l'anima tua. Minacci d'andar via, vai verso la soglia e ti volgi alfine... per scoprir d'esser sola.
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Nessuno è indispensabile... soprattutto quando si sopravvaluta troppo

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (1)

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Stellaerratica9 giugno 2008

Questi versi, la mia voce interiore, li declama con la HR, la ehre moscia da finto nobile snob. E li gusto ancora meglio. Ho una domanda sulla seconda strofa: è volutamente ambiguo il cadenzarli in modo tale che ”il superiore afflato” si agganci al verbo soprastante ma non sia separato con alcun segno di interpunzione da quello successivo? La ricerca delle parole in tutta la poesia, soprattutto, ben si presta al titolo e al sarcasmo che ben ci colpisce. E con mano morta dico ”Ben scvitta, mio cavo autove”.