Mancu li cani
Lina Maria Cino
179 poesie pubblicate
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Friddu patutu,
riviantu ntra lossa,
si pianzu a chira fossa.
Rucculi, preghiere e chjanti
m'abbrancai alli santi,
attimi d'impisula, speranza,
pue ''nchjatrata
mi
tumma 'nfunnu gnelenita.
Nente me spagna, ma mi spaccotta
'mpotente raggia,
e
'ngnelata notte, cummannu a morte:
"Ammazzala tu, sa capipezza,
ca sincrapiccia a schjaffiare
criaturialli cu'nsannu pipitare".
Curpa e granne dilittu,
n'suannu piscianu aru liattu. "
Aspiatto juarnu,
nseguiannu u suannu
"Mamma"
torna a sullevare l'arme
i chira fossa ca ni spruppa l'ossa.
Dapede juarnu e juarni e misi e anni,
ogni juarnu eternu e ogni notte mpernu.
Cani'nchjaccàti, adomati e muti.
Un c'è perdunu ppè essere nate.
Givineddre chjamate
"Figli'i'ndrocchia fetuse. "
Chi s'arribbella, ragata pè capilli
e a zzuocculate, capu jaccata,
sancu zampilla, nullu l'attagna,
cussi ni spagna,
a monaca zillusa.
Gallofola.
Sciagalla.
Abissu tintu.
Subburcu jancu.
A Cristu gridai
"Pecchì
' nnozenti, abbànnunati,
aru mpiarnu, nvivianza, l'ha jettati? ".
A Cruci taci.
Chi un 'ntena mamma unn'ha'vuci.
Che non accada più.
(neanche ai cani)
Freddo, patito
risento nelle ossa,
se ricordo quella fossa. (fossa- convento)
Lamenti, preghiere, pianto,
mi abbarbicai ai Santi,
attimi di sospesa speranza,
poi, delusa
mi
precipita l'anima indebolita.
Niente mi fa paura,
ma, mi distrugge l'ira
il dolore per l'impotenza.
Gelida notte, comando la morte.
"Uccidila questa testa di pezza, "
Che per capriccio schiaffeggia
creaturine che non sanno parlare.
Colpevoli del grande delitto,
nel sonno fanno pipì a letto.
Aspettai il giorno,
inseguendo un sogno,
"MAMMA"
ritorna per liberarci
da quella fossa, che ci spolpa l'ossa.
Ancora giorni e giorni e mesi e anni.
Ogni giorno eterno, ogni notte inferno.
Ammutolite, addomesticate, cagnolini accalappiati.
Senza perdono alla colpa d'esser nate.
Le giovanette, chiamate
" Sporche figlie di puttane"
Chi si ribella, trascinata dai capelli,
a zoccolate, la testa rotta.
Il sangue zampilla, nessuno lo cauterizza,
così cì spaventa,
la monaca rabbiosa.
Di sesso indefinibile
Sciacalla.
Abisso nero.
Sopolcro imbiancato.
A Cristo urlai,
"Perché
Gli innocenti abbandonati,
all'inferno, da vivi l'hai buttati? ".
La Croce tace.
Chi non ha la mamma, non ha voce.
©
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L'autore
Lina Maria Cino
Scrivo quando le parole mi perseguitano o quando mi ronzano intorno ansiose d'emanarsi. Le sento, le vedo mettersi in fila.
Commenti (2)
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Rosy Marchettini17 giugno 2008
quanta tristzza in quest'anima giovane dell'autrice che ha dovuto vivere chiusa in un collegio dove l'amore non esisteva, ma solo l'umiliazione doveva subire, lei e le sue piccole e grandi compagne! Nemmeno Dio risponde all'accorato appello ” a cruci taci”. bellissima
Nicola Steva25 giugno 2008
Una forte denuncia: se oggi un genitore alza la mano su suo figlio per punirlo e va in galera, cosa si deve fare a queste suore che ”per capriccio” infliggono pene da inquisizione? È comprensibile che l'autrice sia addirittura sfiduciata della giustizia divina.


