Signore, io non ti chiedo
Signore,
io non ti chiedo il visone selvaggio
che corre per liberi campi,
néche ogni giorno una nuova rosa si apra
o che l'autunno ritrovi i pampini
della mia vite gravati di frutti,
l'inverno, calda brace nel mio camino.
Per me altro non chiedo
che questo vivere stanco
che rinasce ogni notte rassegnato e tranquillo
là dove il giorno degli altri finisce.
Qui dove più non mi raggiunge
l'ossessione delle parole inutili
degli uomini che mi circondano,
suoni striduli nati da mandibole stanche
presaghe di terra,
Signore, io investigo il tuo silenzio,
misuro la tua assenza.
La vita che ci concedi
è solo una trincea di morte.
©
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L'autore
Aledam
Ho volutamente cancellato precedenti notizie che non giudico più essenziali e che derivavano dal fatto che, sul Web, compaiono Aledam che non son io. Il mio ALEDAM non è che un acronimo tra il mio nome e cognome: ....ale Dam... Sono un milanese ora trapiantato a Monza Scrivo da sempre.
Commenti (1)
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Paolo Ursaia19 giugno 2008
Poesia vera, dura, asciutta, profondamente vera. Una preghiera, quasi un urlo... piaciuta
