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Riflessioni 27 luglio 2008 · lettura 1 min · 3278 letture

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Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Vago silenzioso appesantito nel passo da paramenti sacerdotali che m'appartengono nel vuoto tempio dell'arte d'Ippocrate, che pur risuonava di pietà e calore. Grande tecnica scienza e progresso, questo vedo girando lo sguardo; ma non più l'uomo ed il suo calore, un gesto che sia di vera pietà. Mi spoglio di ciò che fui, e m'appresto a tornar di carne.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

Gli eventi dolorosi che mi riguardano e che molti di voi conoscono mi hanno spinto ancora di più sulla strada che avevo già intrapreso. Ma più camice bianco, senza un uomo dentro.

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (5)

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G
Gerardo Dadamo27 luglio 2008

vivere costantemente dove la vita e la morte fanno da padrona portano l'essere a perdere quella sensibilita' umana. frasi intense che parlano di stati d'animo, di sensazioni vissute giornalmente in questo ambiente cosi' difficile. -Mi spoglio di cio' che fui-la doppia personalita' che quel tipo di lavoro richiede -e m'appresto a tornar di carne-a tornare normale con emozioni e sentimenti. molto sentita perche' e' cio' che vediamo giornalmente negli ambienti ospedalieri.

Berta Biagini27 luglio 2008

Versi questi molto molto pesanti sia per l'autore sia per chi legge - Comunque, non credo che sotto quei paramenti non ci sia mai stata la carne, ma solo un gran attaccamento al lavoro dovuto svolgere come da millenni accade. Non devono quindi esserci rimorsi - questo quello che mi permetto di pensare.

Clelia Maria Parente27 luglio 2008

Quanta verità in questi versi e quanto desiderio di professar il proprio impegno di lavoro con molta umanità, cercando di non restare indifferente... Versi densi di riflessione che fanno tanto pensare. Ammiro e stimo il tuo desiderare... Molto piaciuta

O
Orma Detruria27 luglio 2008

... e noi, che tanto abbiamo cercato dentro quel camice gli occhi di un uomo, il calore di una stretta di mano, una parola d'affetto, che lenisse il nostro dolore, che alimentasse la nostra speranza, diciamo grazie a Te e a chi come te lotta con noi per la vita, per la nostra vita, ma soprattutto per la vita di chi amiamo tanto e non vogliamo veder soffrire.

Antonio Biancolillo11 agosto 2008

Quanta freddezza si riscontra dietro... camici al lavoro. Chi sono le persone che si trovano dentro, quale anima vive in questi contenitori... che devono dar sollievo? Piaciuta.