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Morte 3 agosto 2008 · lettura 1 min · 3215 letture

Naufragio

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Addio mormorò la prua e leggera filava lungo i flutti, salutando la sabbia il molo abbacinato i gabbiani queruli del porto profumato. Turbinarono alberi, caddero ciminiere sul ponte barcollante nel buio della notte; restò il corpo d'un uomo abbandonato, i sogni mutati in incubi d'una povera famiglia.
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... andando per mare, trovar la morte...

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (4)

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Rosy Marchettini3 agosto 2008

Bellissima poesia pur se tristissima! A quante navi è accaduto ciò che mirabilmente ha descritto l'autore! La chiusa sembra voler essere una pietosa carezza per quel... corpo di un uomo abbandonato", il quale non avrà più sogni ma lascia che i genitori vivano con incubi terribili! Piaciuta moltissimo!

G
Gerardo Dadamo3 agosto 2008

gente di mare e la loro realta'. si dice che ogni volta che uscivano in mare le mogli salutavano i propri cari come se fosse l'ultima volta e molti hanno vissuto questa realta'. bellissima forse, ma e' solamente un mio parere, avrei preferito prima nel buio della notte turbinarono alberi- per dare sequenza e rendere meno profondo il contrasto. un finale che trasmette, quasi quantificando, il dolore, la fine di tanti sogni.

Berta Biagini3 agosto 2008

Versi impressi su di una tela che lasciano intravedere tutto il dolore di una famiglia per la morte di un uomo che giornalmente si prodigava per loro. Il naufragio di una vita ricadrà sempre sugli affetti più vicini.

Giovanni Monopoli3 agosto 2008

bellissima poesia che in versi sublimi racconta... triste avventura... d'altronde si sa mai fidarsi del mare esso nasconde sempre delle insidie