Sonetto alla Chiesa di Sant'Agnese in Agone (Roma)

Tra bianchi marmi lì nella cappella
sentivo venir meno ogni stagione
che il tempo non aveva più Ragione
e l'Arte mi portava su una stella...
Stupiva la pupilla dilatata!
Che statua fatta carne palpitava
Piume di purezza m'han lavata
d'una colomba che simboleggiava...
un papa certamente poco casto...
Ma per la prima volta ho valutato
"Ben sia esistito se ci ha lasciato il fasto...
della cappella dove io ho pregato
non con parole dedicate a Santi
ma con tutto il mio essere inchinato..."
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L'autore
Gabriella Cantoni
Ho il cuore in tasca, cambiato in spiccioli e vado pagando debiti più vecchi di me Pesa la moneta, più della banconota Ironia delle cose! Il meno vuole un più largo contenente che non il più, al quale basta poco... forse niente...
Commenti (3)
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Paolo Eroli29 settembre 2008
Sai che in quella chiesa ho cantato conil Coro della Pace? Bella chiesta davvero e ...bella la poesia che oltre guardare la chiesa... riesce a fare una personale preghiera intima!
V
Valerio Vergoni29 settembre 2008
La poesia esprime un sentimento, penso, comune a chi entri in una chiesa: sospensione del tempo, senso di vertigine; direi, il sentimento del sublime .
Antonio Biancolillo29 settembre 2008
Versi che prima osservano e poi presi nella preghiera ...Piaciuta

