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Amore 1 novembre 2008 · lettura 1 min · 4577 letture

Papà

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Quell'antica marmitta lungo viale Trastevere ancor solitaria degli anni sessanta; occhi vuoti le finestre prima dell'alba nessuna inferriata ed imposte di legno. I tuoi passi o padre un po' stanchi profumati d'amore ormai così distanti confusi nella nostalgia d'un tempo più lento d'un cuore leggero. E quelle dieci lire sul comodino al mattino che ti ridavo la sera al ritorno di quei passi... sempre più stanchi...
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Ero piccolo, papà...la vita era più semplice... Roma era Roma, ancora abitata dal ponentino, più sicura e silenziosa... e quel gioco... mi mettevi 10 lire sul comodino, quando andavi a lavorare la mattina... io te le ridavo la sera in cambio dei cornetti caldi del bar...

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (6)

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Cuccu Anna Maria1 novembre 2008

Ricordi nostalgici e pieni di amore per un Padre perso troppo presto e per la vita più semplice di un tempo e quel tenero ricordo dei soldini dati dal padre al mattino e resi la sera. Letta con commozione e condivisa.

Anna Maria Obadon1 novembre 2008

Versi pieni di dolcezza e malinconia per la perdita di un padre tanto amato e dei sapori dell'infanzia profusi di aspettative dove anche il gioco più semplice ed innocente era rivestito di magia... Concludo qui perché ho la vista annebbiata dalle lacrime... Bella, anzi no, bellissima!

Clelia Maria Parente1 novembre 2008

Una struggente dedica alla figura paterna, così stupendamente e nostalgicamente ricordata dall'autore... Bei versi eleganti e ben strutturati. Molto piaciuta ed apprezzata.

Berta Biagini1 novembre 2008

Delicatissima – dolcissima poesia – un ricordo talmente tenero che fa soffrire.

Triste1 novembre 2008

"I tuoi passi o padre, un po' stanchi, profumati d'amore..." passi che ogni tanto si riesce ad avvertire... avvolti nel silenzio... quando si ascolta la propria anima. Dolcissimi ricordi...

Rasimaco1 novembre 2008

immensa... la dolcezza di questa poesia che ci riporta a ricordi ... sopiti si ma mai cancellati... quando un gesto o solo un'alzar di ciglio aveva un significato ed a volte una pacca sulla spalla era più dolce di cento carezze e di mille "ti voglio bene" stupenda!