Da qui dentro me
Vago e da qui voci non odo
nè sulle foglie fruscio di passi
Lungi dal coraggio forze cedo
prego il reale che pure mi trapassi
Debole soffio son io
di chi un dì m'ebbe espirato
a vagar piccola bolla...
Eppur vaneggio un Dio
e che fui vetro soffiato
o ebbi l'Universo come culla
Il fragore dei cristalli mi svegliò
caduti in pezzi al Destin Boato
Un temporal tonante balenò
a fulminare ciò che m'era stato dato...
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L'autore
Gabriella Cantoni
Ho il cuore in tasca, cambiato in spiccioli e vado pagando debiti più vecchi di me Pesa la moneta, più della banconota Ironia delle cose! Il meno vuole un più largo contenente che non il più, al quale basta poco... forse niente...
Commenti (2)
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Paolo Eroli5 novembre 2008
Chi troppo ama... fa di se un ombra... se dall'altra parte riverbera il silenzio... ma ad un cuor non si comanda, offerente ...l'anima soffre muta ... o cede ... una poesia che traccia i segni di chi ha sofferto per amore... molto bella e intima!
Rasimaco6 novembre 2008
emrge malinconia e tristezza, un amore immenso forse non sufficientemente corrisposto e sofferenza silente... molto apprezzata

