Dolore solitario
Ausilia Giordano
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Strada vuota, fredda, solitaria,
senza colore, senza Dio.
Dove sei, Signore? Dove Ti nascondi?
Tra i ruderi di questi tuguri cadenti,
tra l'agitarsi
di scheletri d'alberi al vento,
nell'aria gelida
e nello straziante mio dolore.
Ecco, Signore, dove sei.
Mi chiami e rispondo:
sono qui, all'erta per Te.
Ti lascio e Ti riprendo.
Perdona la mia incostanza.
Occhi senza immagini,
cuore senza più sentimenti.
Tace ogni voce.
Labbra mute senza più parole.
Un desiderio si spegne:
la mia mano è vuota.
Non sono io, Signore.
E' la vile mia ombra a procedere,
incurante dell'inquietudine
che mi sottrae a Te.
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L'autore
Ausilia Giordano
Commenti (4)
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Cuccu Anna Maria4 gennaio 2009
Molto profonda e spirituale. Il dolore può far perdere la fede o può farla ritrovare. L'autore o l'autrice si sente incostante nella sua fede proprio perché nel suo dolore si alternano stati d'animo altalenanti dovuti alla sua inquietudine interiore. Molto piaciuta.
Danielinagranata4 gennaio 2009
Ti lascio e Ti riprendo un grande dolore può fare vacillare la Fede. Versi profondi e sentiti
Antonio Biancolillo6 gennaio 2009
La nostra debolezza di ogni momento... ti lascio e ti riprendo... ti cerco... dove sei... Sono riuscito a non perderla questa lirica stupenda. Condivisa in tutto.
Luigi Casagrande7 gennaio 2009
Una vita senza Dio è condannata, prima o poi, alla solitudine




