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Donne 1 febbraio 2009 · lettura 2 min · 6298 letture

Il grido di Hannora

Ausilia Giordano 686 poesie pubblicate
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Vorrei chiamarmi Hannora, color cioccolato la mia pelle, sorriso gaio, birichino e due occhi brillanti come stelle. Infuria irruente la tempesta nella vita di mia madre e nella sua mente e vige nel mio cuore la tormenta giacché la mia esistenza in germoglio a lei in seno, non è una festa. Con impeto e brutal furore sono stata qui impiantata, né l'accento di una carezza o di un sorriso, né un flebile o caldo gesto d'amore mi hanno accompagnata. Sedici anni, Marlene dolce madre mia, sfuggire non poté a quella avversa sorte, nessuna carità fu per lei impiegata quando il potere del terrore penar la faceva e gridare forte. Sul filo del rasoio scorre a rischio la mia vita e mi si gelano la mente e il cuore nell'udir tremante la sua voce. Ogni dì e in ciascun istante martire sarà, per dare a me la vita un ricordo si rinnoverà che per lei sarà una cruenta croce. L'incalzar forte dell'angoscia, l'indolenza dell'orrore e l'inclemenza dell'oltraggio struggenti più che morte, la privano del senso della vita. ...E se non ha più valore per mia madre l'esistenza, anche per me che l'amo e gemo sarà allor finita.
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Commenti (1)

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Daniela Iozzo1 febbraio 2009

Una poesia stupenda e toccante. Un dolore terribile che fa nacere un amore, perché un figlio è sempre un amore e per amor di quell'amore la ferita sarà sempre aperta. Sanguinerà ogni volta che gli occhi della madre si poseranno sul figlio.