Chi vuole sia solo
Stimmate purulente
queste piaghe di niente
sulle mie mani aperte
accoglienti l'inerte
il nulla in echi di tonfi
E sui miei occhi gonfi
di sguardi inespressi
Sugli strati spessi
d'un fossile per cuore
Nè urlo dolore
che sgocciolo che colo
come resina densa
sul giorno che pensa
"Chi vuole sia solo"
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L'autore
Gabriella Cantoni
Ho il cuore in tasca, cambiato in spiccioli e vado pagando debiti più vecchi di me Pesa la moneta, più della banconota Ironia delle cose! Il meno vuole un più largo contenente che non il più, al quale basta poco... forse niente...
Commenti (3)
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F
Franca Canfora17 febbraio 2009
Quasi un grido in questa poesia, così intensa di dolore bruciante, è un'anima sola, ferma, che invoca aiuto. Una bella introspezione, molto apprezzata.
Antonella Bonaffini17 febbraio 2009
Queste mani aperte ad accogliere il nulla... versi sofferti, elegantemente... urlati. Molto, molto bella.
P
Paolo Faccenda17 febbraio 2009
La sofferenza espressa viene resa in modo anche più saliente dalle rime tut'altro che banali, ma di parole piene. Molto apprezzata.
