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Riflessioni 8 marzo 2009 · lettura 1 min · 3823 letture

Balbettii

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Insopportabile triste ritornello i vostri laici sermoni millantati di sapienza; l'eterno sussurrio d'anime pretenziose, ora che v'è concesso il verbo creativo, diviene balbettio d'errori, annunciato disastro d'ignoranza saccente. Non vi coprirò di conveniente silenzio: preferisco essere pulito e solo.
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Non è diretta verso il mondo politico. Troppo facile parlare degli altri, quando sono lontani... cominciamo a ribellarci alle storture vicine.

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (10)

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Cuccu Anna Maria8 marzo 2009

Bisogna iniziare a ribellarsi alle storture vicine e poi arrivare anche a quelle più in alto e difficili da sradicare. Poesia che induce a riflessione. Incisiva e profonda. Apprezzata.

Anna Maria Obadon8 marzo 2009

Ogni giorno c'è una battaglia da combattere per sfuggire a figure mediocri che, vestendosi di presunzione , vorrebbero avere il sopravvento ed insegnarci a vivere. Piaciuta

Berta Biagini8 marzo 2009

Due parole solo sulla chiusa che mi ha molto colpito - preferire la solitudine per non essere invischiato in qualcosa al di sopra del proprio io - è qualcosa di veramente bello.

Angela8 marzo 2009

Coraggiosa denuncia del malessere generale che ci aleggia intorno figlio di un 'ipocrosia comoda e calcolata. Non è cosa semplice staccarsi dal resto del mondo e stare soli nella propria onestà ma pur qualcuno deve provare a rischiare, forse altri seguiranno

Gesuino Curreli8 marzo 2009

... Comprendi il disappunto che disprezza la vuota supponenza e l'ignoranza di chi recita "in vinum" con ebbrezza ma l'ablativo è "vino". Orsù, pazienza! ... Ma non indurmi all'uso di parole come si fa con numeri alla pesca, c'è il colore, c'è il suono e c'è il rumore, c'è il senso, la metafora, e la fresca immagine che sorge dal pensiero aldilà delle norme di scrittura. Digerire ignoranza è troppo dura, credere ad alibi senza consistenza, esiste la poesia, ma c'è insipienza in chi crede al suo tocco di magia. Aiutami, mia musa, col ripasso di chi ci ha illuminato con poesia. Erato, Euterpe, Clio, ecco la mia bagnata d'umiltà, senza fracasso. ...

Veleno8 marzo 2009

Come dovremmo apprezzare le piccole cose intorno a noi per "amarle" cosi... pensare e ribellarsi a tutto cio' che sta vicino partendo dalle piccole cose... serve agli altri ma molto a noi stessi ...un etica che dimentichiamo spesso. Apprezzata e condivisa e piaciuta moltissimo

In originalità,eleganza, capacità espressiva elevatissima, versi decisi nel rimarcare la pochezza di ciò che troppo spesso avvertiamo ci circonda. Il disappunto a questa assuefazione è percepibile ed ampiamente condiviso. Apprezzatissima.

Giulia Aurora8 marzo 2009

denuncia e riflessione sacente di chi si mette e mette in discussione bella

Frammento8 marzo 2009

...meglio preoccuparsi delle proprie storture... Un abbraccio

Rasimaco8 marzo 2009

versi duri e graffianti ... una denuncia aspra contro un qualunquismo che dilaga e contro sopratutto le animelle che come cani da branco trovano la voce nel gruppo... magnifica e condivisa