La formichella er ragno e er sindacalista
Doppo d'avè magnato e ben bevuto
li tre amichi arivorno a salutasse
La furmichella disse "Che peccato
Addio... ma potremmo arivedesse!
Nun nego che la sera so' sfinita
er lavoro... ma 'gni tanto ce po sta'..."
"A chi lo dichi, a me? Co'questa vita!
L'acrobbata sortanto ce lo sa..."
Esplose er ragno"Come lo lascio er muro?"
Ecchete er sindacalista a di' sicuro
"Nun esiste er probblema amici cari!
Ce vengo io a trovavve si ve va
so' da la parte de li lavoratori
ciò fatto er callo a vede faticà
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L'autore
Gabriella Cantoni
Ho il cuore in tasca, cambiato in spiccioli e vado pagando debiti più vecchi di me Pesa la moneta, più della banconota Ironia delle cose! Il meno vuole un più largo contenente che non il più, al quale basta poco... forse niente...
Commenti (2)
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L
Lorenzo Crocetti24 marzo 2009
Divertente rivisitazione di una poesia di Trilussa. Piacevole, spiritosa, sorridente... con qualche vaga divertente polemica... sociale. "In cauda venenum" come si addice in poesie di questo genere. E ve lo dice uno che, in coda, il veleno ce lo mette sempre... Io sono riuscito a leggerla a volo, senza tentennamenti. Chissà se il mio vernacolo viene capito con tanta facilità.
Paolo Eroli25 marzo 2009
l'hai resa mejo der Sor Maestro! Che te possi... Bella e molto sagace!
