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Ribellione 30 marzo 2009 · lettura 1 min · 5702 letture

Distorsioni

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Sillabar verbi, solenne rotear capelli quale direttore d'orchestra; misurar l'effetto d'ogni atto con angolo teso di ciglio allungato e danzare, etoile di grandi pretese e discutibil talento. Mi chiedo: è esser medico, o puro recitar di medicina? Arte d'Ippocrate è amar di purissimo amore un paziente, non esercitar potere o ricercar prestigio ove altrui dolore e sofferenza...
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La medicina non è fatta di grandi spettacoli, di recite a soggetto, di megalomanie... ma di quotidiana applicazione, che ha come fine ultimo un nostro fratello, chiamato "il paziente"...Sono un illuso...?

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (13)

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Cuccu Anna Maria30 marzo 2009

Dovrebbe essere come tu scrivi nella poesia e nelle note. Ma purtroppo da paziente ho assistito a cose che fanno drizzare i capelli in testa sia sul piano professionale sia sul tattamento con i pazienti. Molto profonda e intensa. Tanto apprezzata.

L
Lorenzo Crocetti30 marzo 2009

Mi appaiono queste le meditazioni di un poeta che di professione è medico. Quanta verità in quei versi, che descrivono il presuntuoso senso di taluni, il mettersi in mostra, l'ascoltarsi nel pronunciare le diagnosi, pensare a se stessi e non applicare nel quotidiano procedere l'antico invito "Ama il prossimo tuo come te stesso". Tutte le immagini descritte sono improntate ad una sincera e sentita verità, ed icastiche s'imprimono nell'animo. Con la loro vivida incisività.

Giulia Aurora30 marzo 2009

un medico che si pone domande e si ribella molto riflessiva questa ribellione ci porta oltre ma per essere ribellione deve rimaner persa se no si passa la barricata

P
Paolo Faccenda30 marzo 2009

Purtroppo e anche per la mia esperienza, la tua rimane seppure bella e molto nobile e apprezzabile, soltanto poesia. Nel senso che la realtà credo sia sensibilmente diversa.

Antonella Bonaffini30 marzo 2009

Versi di grande impatto che proprio questa sera mi colgono preparatissima. Fidati, la tua rimarrà solo un illusione. Ho scoperto, per una vicenda che mi vede indirettamente coinvolta, che in Italia i veri teatri sono negli ospedali e nei tribunali. Far oscillar camici puliti ed onorate toghe in un altro paese sarebbe ammirabile. Nel nostro diventa cosa ridicola. Se poi ti imbatti in Cliniche Private e contorni il discorso non si complica... di più. Tu forse lo sapevi ma io ho scoperto una nuova specie protetta... Peccato solo si lascino girare liberi di svolgere la professione e far altri danni. Versi apprezzatissimi per eleganza e contenuto.

Anna Maria Obadon30 marzo 2009

Ritengo che questa bella poesia sarà letteralmente sommersa di commenti perché penso che molti di noi abbiano avuto a che fare con medici ...senza scrupoli e pieni e spocchie e alterigia. Personalmente potrei scriverci sopra il mio primo romanzo che sarebbe senz'altro bloccato dalla censura perché le parole che mi uscirebbero non sarebbero proprio da " signora! " E' tristissimo pensare che, da pazienti, incontreremo troppo spesso certi soggetti che credo non abbiano mai messo in conto che la loro " missione " è quella di curare! Naturalmente non voglio fare di tutta un'erba un fascio... abbiamo fra noi un'ottima eccezione.

Berta Biagini30 marzo 2009

Versi che mi hanno riportano indietro nel tempo quando ancora si assisteva a veder correre sotto la pioggia, magari in piena notte con una valigetta nella mano, suonare il campanello, incamminarsi di corsa per le scale e giungere trafelato al letto del paziente – non c'era tempo per altre cose che oggi sembrano essere messe in prima linea (ricordo aver scritto qualcosa su questo tema). Grande cuore esprimono questi versi molto molto sentiti.

Danielinagranata30 marzo 2009

Come rimpiango il mio "vecchio" medico di Famiglia Tutti i versi scritti oggi da Paolo sono tremendamente veri sono d'accordo in ogni singola parola Sono altri i medici di cui vado fiera e ammiro molto piaciuta e apprezzata da conservare

L
Libera Mastropaolo30 marzo 2009

Arduo compito il tuo ma, certamente, dai il meglio di te stesso. Lo dimostri pienamente nelle tue poesie che, come questa, sono credimi, splendide a leggersi, ottimi spunti per riflettere sulla nostra condizione, nostro malgrado, di "presenti" o "futuri" pazienti. Un abbraccio.

Angela30 marzo 2009

E... Si carissimo amico penso proprio che tu sia un illuso, ma noi pazienti abbiamo bisogno di medici illusi come te. E dagli illusi che nascono quelle differenze che creano il divario tra i medici che guariscono (o ci provano a farlo con abnegazione) e i pagliacci che si esibiscono in cerca di gloria. Dobbiamo sempre ringraziare gli illusi

Veleno30 marzo 2009

Non mi resta che condividere i pensieri degli altri autori... Sono davvero immagini di riflessioni incisiva... nostalgici ricordi, vecchi sapienti interventi sull'essere prima ancora del malanno vero e proprio. Apprezzata moltissimo e piaciuta per la riflessione e il dinamismo.,elegante nel suo contenuto.

Frammento30 marzo 2009

...non sei un illuso se ti affacci al mondo della medicina orientale... ma se guardi la nostra, la vostra... beh allora si... Condivisa

Rasimaco30 marzo 2009

versi che il poeta, mentre gli brucia dentro l'altrui comportamento, onestamente urla in faccia a qualche suo collega che ... non completo perché é già ovvio... un plauso al poeta che deve sentire insieme al nostro positivo commento anche la stima ed il nostro appoggio. molto apprezzata.