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Home Poesie Dialettali
Dialettali 17 aprile 2009 · lettura 1 min · 7765 letture

U disuccupatu

Elisabetta Randazzo 763 poesie pubblicate
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Sugnu disuccupatu soffru comu cristu nta la cruci Munnu di sistema scillaratu privu di cuscenza a chi lu bisognu fa viulenza E troppu cara la filicità dintra lu nidu di lu me pettu sapi cosa mi rutulia in testa e non figghianu paroli lu vivu cu li lacrimi a stizzi A tutti di lu statu facciamu rivirenza rusci di vucca senza prisenza Ma li cosi nun si ponnu aggiustari... si nun fannu la giusta spartizioni di travagghiu e di denari
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L'autore
Elisabetta Randazzo

Mi chiamo Elisabetta Randazzo e vivo in Sicilia, a Bagheria. Da piccola amavo stare in compagnia di mio nonno, Antonio Landolina, amavo stare con lui perché tra le altre cose era anche un Cantastorie e m’incantavo ad ascoltarlo. Non credevo di poter scrivere, in quel tempo… ma con il passare degli anni sentivo cresce

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Commenti (11)

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Paolo Ursaia17 aprile 2009

Dura e ruda... il dialetto rende la poesia aspra, drammatica, vera. Molto piaciuta

I
Il Conte17 aprile 2009

Da sempre mi piace il tuo versificare in dialetto. A parte la sensazione di impotenza e di tristezza che il testo trasmette, trovo interessante il tentativo di proporre il testo in rima.

G
Gabriella Caruso17 aprile 2009

ancora più sentita la disperazione di un disoccupato se descritto in dialetto. c'è anche un senso di rassegnazione pur con la soluzione della chiusa molto piaciuta

Sonnyfox17 aprile 2009

Espressioni forti come del resto richiesti dal contenuto. Si avverte tutta l'amarezza e lo sconcerto di una situazione di disagio... il dialetto enfatizza le difficoltà di chi è costretto a subire. Piaciuta moltissimo.

Antonella Bonaffini17 aprile 2009

Versi altamente descrittivi( fidati, li ho letti in un soffio) che mi hanno riportato a casa per un momento. Li credo che il problema sia purtroppo ancor più esasperato... E' bellissima!

Carlo Fracassi17 aprile 2009

La disoccupazione ci emargina e ci rende disperati, sopprattutto quando alle parole dei soliti politicanti non seguono i fatti... ed il mondo rimane sempre diviso in due: chi troppo, chi niente! Versi chiari e scorrevoli nonostante il ricorso al vernacolo, molto apprezzati!

mp47pasquino17 aprile 2009

Condivido che il dialetto rende la poesia più realistica e vicina alla schiettezza popolare, la capacità dell'autrice e la padronanza della lingua hanno creato una miscela di umori e risentimenti verso il problema che assilla da sempre il sud ed in particolar modo la Sicilia... Letta ed apprezzata piacevolmente.

L
Lorenzo Crocetti17 aprile 2009

Chiedo perdono io, a nome di Carlo Fracassi, alla gentile e brava poetessa, per avere egli definito con l'improvvido nome di "vernacolo" il dialetto dei suoi versi. Sui quali, per la verità, io non ci ho capito un granché, dal momento che non conosco quel dialetto. Beati gli altri commentatori che ne sono così esperti, pur provenendo da diverse regioni. Va per loro la mia grande ammirazione. Se la gentile poetessa vorrà cortesemente tradurmi in lingua questa poesia, sarò ben lieto di commentarla, cancellando questo messaggio. Pur nella convinzione che la traduzione in lingua non può rendere certo l'idea e la forza che la poesia in dialetto riesce invece ad esprimere.

Rasimaco18 aprile 2009

eterea e sublime nella lingua degli avi la poesia dell'autrice non indora certo la pillola ai governanti... ritengo questa una delle più belle e delle più profonde lette oggi...

F
Franca Canfora19 aprile 2009

Una poesia che ben delinea la dura realtà di chi si trova senza lavoro e senza prospettive. Il dialetto accentua e impreziosisce la forza espressiva. Piaciuta ed apprezzata.

Giacomo Scimonelli23 aprile 2013

una realtà cruda e vera verseggiata in forma dialettale che rende bene l'idea dell'uomo comune, disperato e alla ricerca della propria dignità che solo un lavoro può dare... la giusta spartizione? ...solo un sogno...