U disuccupatu
Mi chiamo Elisabetta Randazzo e vivo in Sicilia, a Bagheria. Da piccola amavo stare in compagnia di mio nonno, Antonio Landolina, amavo stare con lui perché tra le altre cose era anche un Cantastorie e m’incantavo ad ascoltarlo. Non credevo di poter scrivere, in quel tempo… ma con il passare degli anni sentivo cresce
Commenti (11)
Dura e ruda... il dialetto rende la poesia aspra, drammatica, vera. Molto piaciuta
Da sempre mi piace il tuo versificare in dialetto. A parte la sensazione di impotenza e di tristezza che il testo trasmette, trovo interessante il tentativo di proporre il testo in rima.
ancora più sentita la disperazione di un disoccupato se descritto in dialetto. c'è anche un senso di rassegnazione pur con la soluzione della chiusa molto piaciuta
Espressioni forti come del resto richiesti dal contenuto. Si avverte tutta l'amarezza e lo sconcerto di una situazione di disagio... il dialetto enfatizza le difficoltà di chi è costretto a subire. Piaciuta moltissimo.
Versi altamente descrittivi( fidati, li ho letti in un soffio) che mi hanno riportato a casa per un momento. Li credo che il problema sia purtroppo ancor più esasperato... E' bellissima!
La disoccupazione ci emargina e ci rende disperati, sopprattutto quando alle parole dei soliti politicanti non seguono i fatti... ed il mondo rimane sempre diviso in due: chi troppo, chi niente! Versi chiari e scorrevoli nonostante il ricorso al vernacolo, molto apprezzati!
Condivido che il dialetto rende la poesia più realistica e vicina alla schiettezza popolare, la capacità dell'autrice e la padronanza della lingua hanno creato una miscela di umori e risentimenti verso il problema che assilla da sempre il sud ed in particolar modo la Sicilia... Letta ed apprezzata piacevolmente.
Chiedo perdono io, a nome di Carlo Fracassi, alla gentile e brava poetessa, per avere egli definito con l'improvvido nome di "vernacolo" il dialetto dei suoi versi. Sui quali, per la verità, io non ci ho capito un granché, dal momento che non conosco quel dialetto. Beati gli altri commentatori che ne sono così esperti, pur provenendo da diverse regioni. Va per loro la mia grande ammirazione. Se la gentile poetessa vorrà cortesemente tradurmi in lingua questa poesia, sarò ben lieto di commentarla, cancellando questo messaggio. Pur nella convinzione che la traduzione in lingua non può rendere certo l'idea e la forza che la poesia in dialetto riesce invece ad esprimere.
eterea e sublime nella lingua degli avi la poesia dell'autrice non indora certo la pillola ai governanti... ritengo questa una delle più belle e delle più profonde lette oggi...
Una poesia che ben delinea la dura realtà di chi si trova senza lavoro e senza prospettive. Il dialetto accentua e impreziosisce la forza espressiva. Piaciuta ed apprezzata.
una realtà cruda e vera verseggiata in forma dialettale che rende bene l'idea dell'uomo comune, disperato e alla ricerca della propria dignità che solo un lavoro può dare... la giusta spartizione? ...solo un sogno...







