Li spaghetti de magro
Oggi è venerdì, e me so detto
Mo ve cocio 'no spaghetto.
Ma deve da esse 'na sciccheria
'na cosa da resuscità li morti
e da fa morì li vivi.
Apro la credenza, ce ficco er naso
poco ciamanca che 'n vaso
me caschi dritto su de 'n piede
ciondolo, penzolo e vado a sede!
Vabbè fatte santa cara pazienza,
nnamo, avanti a fa l'elenco,
so pochi l'incredienti,
e poi co l'ingegno mio
ve farò stà tutti contenti.
Allora dicevamo, pijo l'ojo
Poi cerco er sale... cerco er sale
Ma 'do sta sto sale...
Nimmanco l'ombra, vabbè
pesteremo er grano grosso,
m'arangio come posso,
poi ce vonno du acciughette
e puro magari du 'livette.
Che jella, che disgrazzia,
Ce so, ma co' la magagna
gente mia qui nun se magna!
Er secchio s'ariempie
la panza mia rimane vota!
Allora fo' na cosa
Pijo l'acqua e metto er bollo
riapro er frigo e pijo er pollo
Du' odori l'ho sarvati
n'aggiustata cor sale grosso,
minestrina e pollo lesso...
a tutti v'ho fatto fesso!
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L'autore
Franca Canfora
Difficile parlare di me, dirvi chi sono con poche parole. Franca in fondo è solo una semplice sognatrice, per la quale la poesia è passione, voglia di raccontare emozioni, gioie, dolori, ma anche cura dell’anima. Per questo lascio aperta la porta del cuore, lasciando che a parlare sia proprio lui, il centro del mio mon
Commenti (2)
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Berta Biagini2 giugno 2009
Situazioni queste alle quali spesso ci ritroviamo a dover combattere in cucina – l'unica cosa buona è che sicuramente quest'ultimo piatto di fortuna non rimarrà indigesto. Letta con il sorriso sulle labbra.
Carlo Fracassi3 giugno 2009
Molto carina questa in vernacolo ed anche nel pollo ci trovo un "sapore" autentico, nei versi una genuinità d'altri tempi.

