Trilogia della Lavandaia: Della poesia III: "L'architettura"
Quand'ero piccola disegnavo. Finché la psicologa non disse alla maestra che dai miei disegni si evinceva la mia convinzione che i miei genitori volessero più bene a mio fratello gemello che a me. Le maestre d'una volta non sapevano che certe cose non si dovevano dire ai genitori d'una volta. Ma una volta non si sap
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La scansione è senza dubbio degna di nota specialmente per i riferimenti artistici- architettonici che dimostrano l'amore e la preparazione della poetessa per un Partenone simbolico e metaforizzato. Resta un po' a latere il fine espressivo e la comunicazione al fruitore ma non sempre l'ispirazione deve preoccuparsi di ciò. La suggestione dell'impianto resta comunque intatta, certamente rivolta ai palati fini di chi ha cospicua dimestichezza con la poesia contemporanea. Azzarderei echi raboniani non per diminuire ma per esaltare l'opera che si pone e si impone per la ricercatezza del lessico, magari un po' troppo protagonista, ma senza dubbio efficace per gli intenti preposti.
Queste poesie sono una più bella dell'altra: leggo forte la padronanza del pensiero come della scrittura. Lo stile è deciso e a volte aspro ma sincero come, credo, il carattere dell'autrice. Mi piace molto questo connubio tra versi e parole ricercate dove l'occhio spazia in incalzanti dettati di umana- mente!

