Azzardi settembrini
Settembrine voglie in rugiada effimera, preludio al morir di foglie, alito di vita vento dolce a voglie di semiombre ci
Antonio Sammaritano nasce a Mazara del Vallo nel 1960 dove è sempre vissuto.Separato, ha due figlie che adora: Clara (la prima a cui sottopone in visione i suoi lavori) e Giulia. Dopo l’esperienza universitaria inizia ad insegnare in forma privata Matematica e informatica di base. Oltre alla letteratura ama dipingere, e riesce ad effettuare una personale nel 1991. Pubblica in forma inedita nel 2005 la sua prima raccolta di versi" 50 POESIE E UN RACCONTO".Altre sue opere sono state inserite nelle riviste culturali L'ILLOGICA ALLEGRIA e SPIRAGLI(EDIZIONI ILA PALMA)e nelle antologie L'ECO DEL VENTO e LA GRANDE LUNA(Vitale editore)e TIBET. Attualmente collabora con la redazione de IL RIFUGIO DEGLI ESORDIENTI. La sua scrittrice amata ERICA JONG Il suo poeta preferito Dylan Thomas. Il suo pittore Lucian Freud. Il tallone d’Achille la buona tavola. Il suo aforisma "Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare." (Seneca) Un esternazione di stima verso Carlo,docente di filosofia e Felicetta, docente di lettere a prescindere di averci creduto.Nonchè un rinnovato affetto per mia zia Graziella docente di lettere classiche.
Settembrine voglie in rugiada effimera, preludio al morir di foglie, alito di vita vento dolce a voglie di semiombre ci
Giù in piazza, quella volta, andarono senza la pazza signora: lei andava dal lunedì al venerdì con
È cosi la Trinacria ma lo sai: donna costretta ad un marciapiede porta via anche le anime più bianche e tr…
Dolce ammaliatrice sapiente di arti oniriche insidiose e profonde . Come ogni notte, me in questa, chiara e perversa
Secca e arrugginita, una lingua di serpente che ti lecca. Seni in un freezer ormai scaduti, profumo di sandalo ed
Indifferenti alla libertà si aggirano esseri d’una anarchia compita. Beati di pasti umili, corse, voli, femmine e…
Se i fiori nascono ancora, bene o male, e le tue lacrime sono ancora dolci, la signora con la falce non sfidarla. ché
Una cagna, nel freddo della bruma dai rognosi peli e capezzoli piagati da cinque bastardi voraci ed innocenti, mi dà
Aghi di pino l’uno sopra l’altro Le tue siringhe bruciano senza fumo; come lo sciacallo, un pezzo per volta corallo
Quale lama può tagliare il filo, distorcere il tuo profilo, le locandine delle tue virtù che mi impediscono di
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