Del me e del mare
Quindi che pensi di questo, del mio e dell’onda crescere arrivando al silenzio, oh, il mare mi dirai, il mare è
Ho iniziato a scrivere per cercare di capirmi, ho continuato per cercare di farmi capire. Alcune cose le sai solo dopo molto tempo e quando le afferri ti stupiscono. Ora capisco perché molte mie poesie hanno la forma di un dialogo, a volte con me stesso altre con chi mi è rimasto dentro, credo di scriverle perché mi rimane tremendamente difficile parlare e dire, in più mi sembra che dando voce al mio mondo gli faccia un torto, è qualcosa che parte dal silenzio e anche un sussurro può spaventarlo. Altre particolarità sono l’infanzia molto simile a un pugno nello stomaco, l’adolescenza in caduta libera e nella prima età adulta il crollo, la perdita di speranza, la certezza di nulla e che è tutto da capire mi spingono a dubitare di tutti, soprattutto di me stesso; il risultato di questo insieme di cose è la mia linea guida nella vita e nella scrittura, un misto di ironia e tristezza ormai miei.
Quindi che pensi di questo, del mio e dell’onda crescere arrivando al silenzio, oh, il mare mi dirai, il mare è
Mi penserò come alba Dicembrina e il suo ultimo cielo andrò il mare graffiando per il giusto riflesso e
Ciò che defletto nel vaso dopo aver trattenuto da tempo non è l’interrogativo della mia faccia ad ogni t…
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Colori Il vuoto che mi corrode dentro, alienato dal tuo canto resto muto, fiuto l’odore del sesso che pervade il tuo pas…
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