La stanza
andiamo non andiamo non siamo usciti tu stiri la sòfora mette nuove foglie io scrivo ho chiamato mio fratello
andiamo non andiamo non siamo usciti tu stiri la sòfora mette nuove foglie io scrivo ho chiamato mio fratello
come sono semplici il pane e le noci il nero sotto le unghie dopo un giorno di lavoro tra le imposte chiuse di
In cento case ho abitato senza un rimpianto e camminato gli orli di cento strade come un ladro di notti che
a queste mani feconde d'aurora ritorna la parola del grano impaurito dal vento voce di questo mattino stretto tra le
folate i pensieri salgono da sud si impastano alle foglie che attraversano col rosso scaglie di parole da un
e ci sarà un posto dove restar bambini, giocando con le dita tra la sabbia ed il mare, dove trattenere un
tendo a cercarmi ancora sentore d'ombra in questo freddo rappreso e mi rincorro e mi spio astuzia strategia
la poesia che t'ho scritto ti sto guardando da questi vetri che piangono e piove anche nel cuore te ne stai
nel posto del fariseo in ginocchio la testa china sulle mani e dentro le mani la tua anima un'avemaria per ogni
tengo la tua fotografia la tengo dentro la tasca è quella dove sorridi la sento con la mano i bordi consumati la
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