Ottobre
Lèvati ottobre tu non dai sicurezze, caparbio nella tua indifferenza mortale: e sbuchi dal cielo così poco finito e mi
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia di vivere, e tutte le mie infinite miserie, ai piani più alti del sogno e della bellezza. Ogni poesia è un'occasione di sogno e di bellezza. E la bellezza è un lavoro paziente di scavo. Io sogno di essere archeologo e scultore: levigo negli affanni e a volte mi trovo a scoprire che la vita è un'invenzione stramba dei poeti che tutto sanno fare fuorché vivere. Posso dire che tutti i testi (e così anche i miei che non disdegnano ambizioni poetiche) hanno una derivazione musicale: perché se c'è in poesia una cosa che si da’ nel suo stesso prodigioso darsi, nel suo restituirsi in forma d'emozione e vibrazione d'anima, è la musica, che è parte stessa del vocabolo, come il rumore di fondo di una giornata o di una vita: e la musica è lo spazio che scavalca le parole e scende per le strade come un carro; un muro d’orto che s’incurva all’orizzonte o un abbaglio di sole nel meriggio; un’incrinatura dell’amore che spalanca l’anima al vento; un uomo solo, nello spazio siderale, un uomo morto o vivo dentro al tempo di un attimo, oppure tutti gli uomini, e tutti gli elementi, i drammi e le afflizioni, le meraviglie della pioggia, un mare increspato che ti toglie il respiro; un bambino. Poesia mimetica e riflessiva, umbratile, ritmica, geometrica; poesia lunatica, ingenua, scenica (mi piacerebbe fosse, se fosse veramente, poesia) la mia. ..in fondo cosa chiedo.. ;)
Lèvati ottobre tu non dai sicurezze, caparbio nella tua indifferenza mortale: e sbuchi dal cielo così poco finito e mi
non capirò mai gli errori grandi della vita come sbagliare numero e parlare a lungo con una donna che ha perduto un figl…
affondare le mani, dici, fino ai gomiti: per esaurire il senso effimero dell'esistenza e stare in grazia di tutti gli ac…
diventerò un armadio aperto ai fianchi per vedere i due lati del tempo e per sentire i cambi di stagione alle man…
Invece sono qui in una delle tante noie d'aprile ad avvitare lampadine incollando albe al soffitto tramando coi ragni na…
vorrei un minimo di fantasia. Assediarmi alle sei di mattina in un viavai di mosche aumentare la pressione dei gatti sul…
continuami tu dammi un'origine che stia sulla parola come uno spazio bianco tra
Tutti ridono a stento si infilano pannocchie nella testa e alzano il sedere a comando. Non si capisce come ma scrivono p…
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