Tornare d'assenza
D'ìmpeto assentavi le mani dove nevicava l'aria livida e nelle colpe d'amore si ferisce l'autunno dentro...
Scrivere... scrivere... scrivere della mia vita, del mio flusso di emozioni, di sguardi e orizzonti..
D'ìmpeto assentavi le mani dove nevicava l'aria livida e nelle colpe d'amore si ferisce l'autunno dentro...
Con gli occhi altrove respiri l'amore che diventa colpa, mi guardano i silenzi dei corpi sospesi e lascio cadere la
Paura di avere paura a danzare un amore scucito, crisalidi di attesa mormorano una marea ipnotica e togliendomi il
D'assenza è l'abitudine di amarti, accogli intimorito il ventre di luce e corteggiando il silenzio si
Assaggi di luce scalpitano sulle rive del mio nome, porpora d'anima si respira nel vento di madre e oltre lo sguardo
Non camminarmi addosso con mani che feriscono... Voltati di ieri, quando il limitare d'aria solcava l'unisono
Un'ombra di pianto mi ricorda com'ero, la resa di luce scherma lo sguardo e dell'amore sono
Ancora mi animo del tuo corpo amaro, un canto orfano di madre nevica cicatrici d'amore e il pianto trema sui venti in
Sgrano la tua voce come rosario d'anima, il suono dei corpi che si donano incanta quello che non ti chiedo e un
E' di me che dico il silenzio, avvolti in distanze d'essere i corpi senza vento tessono disarmonie di luce e un
Un lembo d'alba musica il mio corpo d'aria, nevico l'addio e oltre l'appartenersi risuonano smerigliate
Voci d'eros s'animano d'alba, un inchino di luce discopre umidi segreti, fragranze di sensi sillabano ricamati
Tormentami con comete d'eros, sazia di cielo tracimo oltre immagini d'aria e un fragore di luce dischiude origami
Chiedono di te gli smarriti segreti d'amore, scomposte note d'eros consacrano gli abissi ruvidi di
Ancora crepita il denudato silenzio dell'afona pelle, la sottratta notte sillaba arresi profili di vuoto, e un
Nel fluire d'estasi dell'indaco mosaico d'aurora ritrovo il tuo luminoso sguardo, altrove dorato di me,
Si esacerba la proibita assenza di noi, il folle gerbido d'amore sanguina la malia del tuo cavo
Vanamente sfioro l'insonne respiro di te nelle lacrime della notte immobile che tesse il nostro assolo di vetro,
Sfumano i nostri feriti sguardi in una mesta spirale di recisa nudità, ti dono ancora i miei divorati
Canto il tuo deflorato spazio di me che ricade nudo in un ibrido vaniloquio d'amore inerte, la mia ara sacrificale
Distorti echi scavano il nostro orizzonte in fuga, quel vento che cantava gli affanni di un amore taciturno scuote le
Madida di sogni affranco questa notte dall'attraversare la tua bocca, dipano il mio corpo senza riflesso fuori dalla
Volteggiare tra nuvole di nudità acerbe, diradare il pensiero per assorbire tutte le melodie del tuo corpo svelato...
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