Come Jonathan
Se chiudo gli occhi inutile giogo arranca ottuso, anima in gabbia di paure Sospiro,
Massimo nasce un po' troppi anni fa ad Alatri un paesello del centro sud ruvido e avvolgente, calmo e sereno.Bimbo inquieto e vivace vive fuori dal tempo con i fantasmi che gia' da piccolo agitano il suo mondo e la sua fantasia. Cresce bohemién e sognatore, affondando in quell'inquietudine dell'esistenza che lo portera' a vagare per il mondo alla ricerca del graal che non trovera' mai. Allora si rassegna..laureandosi in architettura e per non arrendersi alla fatica del vivere, quando non ci sono piu' punti all'orizzonte dove volgere lo sguardo, contemplando i ricordi, scrive sapide poesie...quei versi che crescono come un canto di cicale d'agosto e diventano fiore, albero, filo d'erba.
Se chiudo gli occhi inutile giogo arranca ottuso, anima in gabbia di paure Sospiro,
Crudele giaciglio spinoso mi strugge celando il sogno tra quinte oscure,
Solo istinto e passione frementi in segreto estro che incide pagine d'anima avvolte in silenzio
Tra cornioli e ginestre in amore umida brezza respira leggera a piegare pensieri
Nella soffitta della mente tra macerie di ciechi enigmi una valigia di cartapesta strappa
Vecchio fiore roso dal vento stende assetato petali vizzi in brumato velo di notte benigna prima che
Perfetta, nuda regale grazia s'erge. Di Nefertari velo d'ebano ed avorio in tumultuoso respiro mi avvolge, schiavo
Su spuma di refolo d'onda dischiudo i miei pensieri. E si specchiano acque nere in folle guizzo d'occhi. Giogato da
Siamo ombre e carne fusi in rosso tramonto che sfuma un mare nero specchio di lava liquida. Avidi corpi senza
Con te ho riconosciuto il sapore d'amore, ho respirato di nuovo la dolcezza persa nei recessi della memoria. Ho
Non ama il sonno la notte se silenzio divampa in tempesta nel respiro d'occhi chiusi sapido d'acre caldo di sangue.
Amare è soffrire. Siamo gocce dello stesso mare in spuma ch'appressa e dirada mai fusi Siamo grani di singola
Non v'è forza o arcano riflusso che possa strapparti via dalla dimora dell'anima, nido
Geme riverbero d'afoni pensieri, pur orfani d'eco dell'ombre,
Stasera fiuto aria diversa. Luna e turbate stelle mostrano un altro
Al tramonto della follia sui passi d'eroso dolore varco la porta dei sogni oltre diafano
Ascolto un'eco appassire. Morenti parole sbiadite esalano inedia negando pur esili
Ad occhi chiusi nel mio specchio piramide frattale omotetici lampi di luce. Frammenti di
Non avevo più memoria del cinabro sapore dell'alba, luce che strappa sospiri, gioia che dissolve il
Sono turbato. S'è vero che amore fluisce da desiderio che deliziati cristalli sfrenano nella mente tra sospiri
Solo brami piacere dei sensi mentr'io sfumo nel calore dell'anima. Rubi baci come succose ciliege nell'ignavo forgiarti
Ora voglio solo te ch'hai scosso le mie radici. Ne sono cosciente, solo un passo, ad un passo è il tuo caldo
Dalle labbra di Lei è gelido maestrale che strappa vessilli d'orgoglio Acre, sottile odore di una paura senza nome che
Realtà m'ha rubato il sogno. Devo andare, in silenzio, senza lacrime, semplicemente. Sono stato petalo di
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