Monica Messa
Mi abbandono con piacere alle lunghe ombre che mi oscurano il volto, blu come il cobalto, fredde come il granito. Che cosa mi resta da scrivere ormai? La mia piccola dose d'inconsolata fantasia che freme per essere imprigionata su un foglio bianco. A volte, nel farlo, mi sento una ridicola fattucchiera, tutta intenta a leggere nei tarocchi la vita di gente che non ha mai visto prima. I miei tarocchi non li sa leggere nessuno: sono le mani a cui mi abbandono, i ricordi che non ho vissuto, l'infinità di immagini che ogni giorno consumo alla ricerca di un pensiero nuovo da prostituire. Sono i pensieri che non ho a darmi confusione, i capelli che ho raccolto in riccioli ardenti per sentirmi diversa, la rabbia che da tempo ho serrato fra i miei denti, l'inevitabile cecità dei miei anni che spaventa ed esalta. Raccolgo ciò che resta da scrivere e dal palmo della mia mano lo soffio nella rete ...
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