Avventure
M’ inoltrai per le buie strade senza luce alcuna.
Venni al mondo da un lontano tempo passato.
Mi spogliai della veste dell’ amore che indossavo,
abbandonai l’ abito nell’ ombra:
“ Rimasi nudo aspettandomi altro alla mia venuta.
Nel frattempo nel mare del cielo nessuna
navicella passava per andare verso le stelle.
Cercavo luce interiore, avevo freddo.
Cercavo una stella diversa dal sole che ora
conosco bene.
Gli occhi erano sempre rivolti verso l’ alto.
Cercavo un buco nel cielo per scappare...
Non mi piaceva questo pianeta, ne gli abitanti!
che impediscono il percorso degli stessi
nell’ oceano del tutto mare,
tra anfratti di buio e alghe ballerine.
Scarto, setaccio l’ acqua sporca
che rende i miei pensieri appannati
senza luce e senza fiamma.
Li libero dalle scorie del sentire primitivo,
li pulisco dalla loro falsità,
poi analizzo la composizione della loro nascita,
le immagine che producono,
i ritmi e le cadenze,
le pause e la sostanza.
In’ ultimo, comprendo bene il letto del fiume e i depositi dell’ acqua che creano la sabbia.
Me ne rammarico di questo... poi rido...
Paragono spesso questi depositi di sabbia
al motore della mia macchina
che ogni mattina sbuffa,
non gira a dovere,
così mi perdo nell’ elica del motorino di avviamento.
Perdo spesso il perché del tutto,
perché che poi ritorna sull’ asfalto autostradale
quando ascolto Frank Sinatra che mi conduce piano al di là della porta d’ ingresso del mio cuore, dove, tra vallate colorate scorrono chiari fiumi. Il tutto è solo un sogno...
Un’ altro mondo cercavo. Un’ altra calda stella! Altri elementi visivi che assorbiti, mi portassero a vedute diverse, e alla speranza che non ci fossero ombre nel nido che portavo dentro. Ad ogni costo, dovevo difendere quello che ero stato e quello che dovevo essere. Quanti dubbi mi attraversavano. Cuore che pulsa? Muscolo che detta il ritmo del movimento tra jazz e monotonia, tra vive emozioni e spento fuoco da consumati tizzoni. La vita vuole sempre il suo carbone.
Siamo legati al muscolo che pompa!? No, siamo legati al sogno! Mi ripetevo con convinzione. Che arda la fiamma nel cuore e che essa possa raggiungere presto la meta.
Cercavo quel qualcosa che illumina ogni figura senza ombra alcuna, mostrando il reale degli esseri e delle cose, rara cosa!
Quel sole o altro che dentro ti spiana la strada della certezza senza troppe complicazioni da decifrare. Brillante e rosso, com’è la pelle dell’ arancia. Com’è la buccia grassa e arancione fatta da piccoli buchi acidi puntellati. Amo questo frutto. M’ incamminai da quel tempo lontano dove provenivo fino ad arrivare a questo momento. Macinai giorni passati e bruciai ore inquiete, crebbi. Nulla mi apparteneva del budello tufaceo del vicolo, l’ interiorità non corrispondeva all’ esteriorità della lotta perenne del vivere senza pace alcuna. Non era un nido accogliente, certo! Non mi ricordava più da dove venivo e chi ero. Sentivo dentro che potevo indossare corpi e maschere a piacimento oltre agli abiti. Non mi piaceva il gioco: " Che strano gioco" Cercavo una stella nel cielo infiammato di fuoco, la notte mi dava sempre la possibilità di viaggiare guardando le mille fiammelle che tremolanti si affacciavano sulla terra. Mi ritrovai mio malgrado in un pianeta sconosciuto. Dovetti reinventarmi per restarci. Dovetti adattarmi per respirare. Ero prigioniero del tempo che lento passava. Nessuna nave attraversava l’ oceano del cielo per dirigersi verso isole di stelle. Come un profuco, mi aggrappavo alla zattera del sogno e quando le onde della realtà me la portavano via con impeto, annaspavo. Cercavo porte d’ ingresso nel cielo stellato. Oggi... Scarto dentro ai miei pensieri le pietruzze lunari
che impediscono il percorso degli stessi
nell’ oceano del tutto mare,
tra anfratti di buio e alghe ballerine.
Scarto, setaccio l’ acqua sporca
che rende i miei pensieri appannati
senza luce e senza fiamma.
Li libero dalle scorie del sentire primitivo,
li pulisco dalla loro falsità,
poi analizzo la composizione della loro nascita,
le immagine che producono,
i ritmi e le cadenze,
le pause e la sostanza.
In’ ultimo, comprendo bene il letto del fiume e i depositi dell’ acqua che creano la sabbia.
Me ne rammarico di questo... poi rido...
Paragono spesso questi depositi di sabbia
al motore della mia macchina
che ogni mattina sbuffa,
non gira a dovere,
così mi perdo nell’ elica del motorino di avviamento.
Perdo spesso il perché del tutto,
perché che poi ritorna sull’ asfalto autostradale
quando ascolto Frank Sinatra che mi conduce piano al di là della porta d’ ingresso del mio cuore, dove, tra vallate colorate scorrono chiari fiumi. Il tutto è solo un sogno...
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
L'autore
Pasqui
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
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