Il baratolo di marmellata
Da bambina giocando con Anna, la persona che da sempre è stata e resta la mia più cara amica, m’ incuriosiva le sculture della sua casa, erano in ogni angolo. Uno zio, fratello di sua madre, Mario Porcu era uno scultore, si era trasferito ad Albissola. D’ estate tornava dai parenti, era l’ autore del monumento ai caduti di Villamassargia, paese d’ artisti e di scrittori. Osservando i miei capelli dorati, lunghissimi, chiese a mia madre, se potesse realizzare una scultura che riguardasse le mie trecce. Mamma sorrise, acconsentì. Con Anna, nel laboratorio, ci alternavamo, anche lei posava per lo stesso motivo. Star ferme, era un vero problema, ogni tanto Mario si assentava dicendo, che sarebbe tornato subito. Nel bancone dove eravamo sedute, alle nostre spalle, c’ era un grosso barattolo di marmellata, in legno, come usava allora. Senza pensarci troppo, in un attimo, tolto il coperchio, rubavamo la marmellata imbrattandoci la bocca, senza fare mai in tempo a ripulire il visino. Guardandoci reciprocamente, ci chiedevamo il perchè Mario non dicesse nulla. Prima che la scultura fosse portata a termine, la marmellata finì . La scultura partecipò ad un concorso vincendo il primo premio, in regalo ebbi una composizione di garofani bianchi, non furono graditi se non dalla mamma, ne fu entusiasta, io avrei preferito un barratolo di marmellata. Da adulta capii perché quel barratolo di confettura di ciliegie fosse stato messo in un luogo così strano, del perché Mario si assentasse… un modo per inchiodare due bimbe, il loro scopo non era fare le modelle, la marmellata, rubata, era molto buona e dava più soddisfazioni .Molto tempo dopo, nella casa di una amica, vidi la scultura, fu acquistata da suo padre, chiesi di poterla avere, mi fu concesso solo di fare una foto.
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