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Biografie e Diari 28 novembre 2014 · lettura 3 min · 962 letture

Una vita banale (parte settima)

Hariseldom 75 racconti pubblicati
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E ora parliamo del 1961 anno in cui compio 7 anni. Seconda elementare e forse la fine del periodo dell'inchiostro nei calamai. Di cosa parlo?
Dovete sapere che in quegli anni i banchi di scuola avevano in alto e sulla destra un buco dove il bidello ogni mattina metteva dell'inchiostro.
Non si potevano usare le biro, si diceva che non facevano imparare la bella scrittura.
Usavamo dei pennini su delle asticciole di legno.
Mio nonno nella tabaccheria le vendeva e io mi sceglievo le più belle quella a forma di torre Eiffel.
Era facile che la punta si rompesse o si piegasse e sopratutto io che ero un pasticcione forse ne rompevo più di altri.
Avevamo tutti la carta assorbente con cui si asciugavano le cose che scrivevamo altrimenti appena si voltava pagina l'inchiostro fresco avrebbe formato delle macchie.
Pochi anni fa se avessi scritto queste cose tutti avrebbero detto che stavo dicendo cose banali, ma oggi molti di quelli che mi leggono non sanno che prima si scriveva così a scuola.
In seconda elementare non avevo più quel maledetto fastidioso colletto rigido sopra al grembiulino, ma finalmente era di stoffa.
1961 magari c'è qualche lettore di nome Yuri nato in quell'anno. Perché? Perché l'unione sovietica manda nello spazio un uomo, Yuri Gagarin e molti comunisti mettono questo nome ai loro figli.
Succede anche che un giorno di ottobre, mentre ero nella mia cameretta sento un urlo provenire dalla camera da letto dei miei.
No, nulla di tragico era solo il vagito della nascita della mia sorellina.
Non capivo molto, non sapevo prima se sarebbe nato un fratello o una sorella, ma avevo cercato di imporre che se maschio non dovesse chiamarsi Orazio come mio nonno. Volevo bene a mio nonno, ma Orazio è un nome che non mi piace anche se lo misero come secondo nome a me.
Al mare quell'estate ci ero andato meno proprio perché mia mamma aspettava mia sorella.
Strano come ricordi la forma di alcune formine della sabbia una era una stella marina e una era un cavalluccio marino. Forse li confondo con quelli dei miei figli da piccoli, ci si confonde con il tempo, ma non mi sbaglio a ricordare le palline di vetro e certe palline che non avevano la vela dentro ma erano verniciate di nero e di verde.
Due palline poi erano doppie rispetto alle piccole.
Andavano anche di moda le bilie grandi con dentro le foto dei ciclisti.
La mia preferita era quella con Anquetil.
Ricordi di un bambino che era diviso tra Popoli e Pescara e poi, poi le paure per colpa della banda "del Ciccione". 
E' tardi, ne parlo la prossima volta, il bullismo di allora non era meno violento di quello di oggi.

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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