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Biografie e Diari 29 novembre 2014 · lettura 3 min · 974 letture

Una vita banale (parte ottava)

Hariseldom 75 racconti pubblicati
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Leggevo molto all'inizio "Michelino" mi pare si chiamasse così. Disegni, cose da ritagliare, un acquario da costruire con una scatola di scarpe, un foglio di plastica trasparente e dei pesci di carta da ritagliare. Quanti formaggini mangiati solo per avere la Mucca Carolina o Ercolino sempre in piedi e poi quel Natale della macchinuccia a pedali. Che bella che era, aveva anche le frecce che uscivano di lato se premevi un bottone. Era il regalo della befana dell'ufficio di mio padre. Ci andavo nello spazio di cemento davanti casa. Fu andando nella mia macchinuccia che per la prima volta ebbi l'incontri con la banda del "CIccione".Scusate, non denigro chi è basso o grasso o quello che sia, questo è il nome che un bambino dava a una persona malvagia e cattiva, anche se era solo un ragazzino poco più grande di me e che avevo un paio di seguaci cattivi come lui. Spadroneggiavano in via Botticelli, via Michelangelo e zone limitrofe e come tutte le bande se la prendevano con quelli più piccoli e indifesi. Volevano fare giri sulla mia automobilina e volevano picchiarmi se non glielo permettevo. Avevo degli amici anche vicino casa, ma non come quelli del mio paese, a Popoli non si sarebbero potuti permettere di fare i gradassi. Litigai con loro per tanto tempo. Quando andavo a scuola mi facevano cadere la cartella con la loro e un giorno ruppero anche la manica della mia cartella con quel gesto. C'erano "le colline nere" che dicevano di loro proprietà. Le montagnole di terra dove sarebbe passata la ferrovia di Pescara anni dopo. Le montagne erano uno spasso per noi ragazzini a correre su e giù anche con il rischio di cadere, ma il vero pericolo erano loro, quelli della banda. Chiedevano anche figurine o soldi, ma io non ho mai ceduto e le ho anche prese. Un giorno il più grande mi prese e mi mese sulla cima di una piccola tromba di scale facendo finta di volermi far cadere. Se poco poco ti trovavano sull'altalena che era nel campetto iniziavano a spingerti sino a rischiare di farti cadere. Un giorno sfidai a lotta il "Ciccione" persi naturalmente ma almeno ci provai. Non posso fare nomi ma questa persona divenne un grosso commerciante di Pescara e si dice fosse vicino a Ordine Nero. Si vede che nella vita si rimane così anche da grandi. La cosa brutta capitava alle ragazzine che legavano al palo della luce e poi toccavano. Sono ricordi vaghi di tanti anni fa e molte cose sono coperte dalla nebbia e sono diverse e distorte dai ricordi. Non ero solo buono e debole però, visto che colpii con un sasso un ragazzino una volta e ricordo il sangue che gli usciva dalla fronte. Poi andavo al paese e quando andavo a Popoli tutto era diverso, ma questa è un'altra storia. Alla prossima.

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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