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Biografie e Diari 12 novembre 2017 · lettura 3 min · 1241 letture

Ricordi - Paese mio III

Matteo Bio Matteucci 147 racconti pubblicati
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Son passati diversi autunni e le cose stavano cambiando. I giovani divennero adulti e cercarono fortuna in città. Il paese contava 400 persone, la maggior parte anziani. 
Dopo la morte di mio padre, io e mia madre anche lei anziana decidemmo di trasferirci più vicino al capoluogo. La sua malattia necessitava di cure specialistiche. Correva il 1973.  Sullo scadere dell’ anno conobbi una donna, Silvia, che oltre a darmi un erede maschio, riuscì a portarmi all’ altare. Il viaggio di nozze, la nostra prima automobile, la casa con l’ ascensore e la caldaia. Progresso.
L’ Aprile seguente la salute di mia madre stava diventando sempre più incerta, i medici non le avevano dato speranza.
Nei brevi momenti di lucidità andava ripetendo come un vecchio disco in bachelite " Voglio morire nel mio letto, nel paese dove ho conosciuto vostro padre ".
Era il suo ultimo desiderio.     
Chiamai mio fratello. Discussioni stupide su chi doveva tenerla, come se fosse un suppellettile, sulla scelta azzardata di toglierla dalla struttura, sui mille "se" e altrattanti "ma", dopo l’ ennesimo "cretino" accompagnato da un sonoro " egoista " issò bandiera bianca. Alle volte si comportava come un adolescene piccoso. 
Ed eccoci qua ancora al paese. Volti nuovi, nuove case e tutti estranei.
Don Pino, Ofiero il sindaco, la sora Luna, il Baldi, amici di mio padre ormai scomparsi. Le botteghe fatiscenti. Il bar trasformato in pizzeria, il deposito degli autobus non esiste più. 
Tutto era mutato. Non sentivo più appartenenza, solo amarezza e delusione.
Fissavo i nuovi agglomerati residenziali, ma tornavano alla mente i campi dove correvo e cercavo lucertole.
Avevano messo una farmacia, un uffico postale e una falegnameria.  Strade asfaltate, senza più polvere, senza più odore di terra.
La primavera si stava facendo sentire.
La nostra casa, vista da fuori, sembrava ancora più solitaria e affranta. I teli bianchi coperti di polvere. L’ impianto della luce orami saltato. Vetri rotti e mobilia da buttare.
Mentre cercavo di aprire le finestre, ritornarono fiumi di ricordi. Mi rivedevo correre intorno alla tavola mentre mio padre mi sbraitava contro perchè avevo preso il suo cappello domenicale.
Sistemammo alla meno peggio le stanze da letto, il piano superiore si era mantenuto meglio, pure i bagni avevano sopportato il carico degli anni. Portammo mia madre sulla terrazza.
Mio figlio mi seguiva con lo sguardo, cercando quasi di capire cosa mi stesse passando per la testa.
" va tutto bene papà " mi chiese.
" certo caro, pensieri da adulti, poi un giorno babbo te li dice " risposi.
Lo vedevo correre nel cortile, incuriosito, saliva sugli alberi, divertito. La città non faceva per lui, aveva la campagna nel sangue, ma i tempi erano diversi.
C’ era tanto da fare ed il tempo non aspettava.
Al tramonto, ormai stanchi, ci sedemmo tutti quanti davanti al grande camino.
Fissavamo l’ ardere del fuoco, ognuno con i suoi pensieri a fargli compagnia. Odore di pane abbrustolito, costine, salsicce e lombatine sfrigolavano.
Per un attimo, il cuore ritrovò la pace.
 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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L'autore
Matteo Bio Matteucci

Il Matteo nasce a Pisa nel lontano 1977. Prende il soprannome di Bio ( oltre ad altri cento) per la sua passione di fotografare l'acqua in tutte le sue forme. "Biyo" in Somalo vuol dire acqua. Dopo lo corresse in Bio. Scrive racconti, poesie, storielle e parodie. Si dedica al fai da te, chiaramente alla fotogra

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