I piatti del mio DN. A
Rosaria Catania
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Eran dosi da gran pianista, un pò quà e un pò là
senza assaggiar e pesar nulla, ad occhio
zucchero, sale, olio e farina, la caverna della sapienza avea le corde giuste,con pochi alimenti. venivan giù pietanze da grandi shefceci, fave, lenticchie e piselli che goduria la lavanda del basilico e del gelsomino che piacere
impastava, sbucciava, friggeva, cuoceva tutto il giorno e la domenica di buon mattino, già il pentolone del buon ragù era pronto,e la fetta di pane inzuppata faceva già il suo tuffo dentro quel rossiccio liquido
che acquolina in bocca a ripensarmi, vien davanti la mano scarna della mia cara nonna
lei sempre imbacuccata, scialle di lana e il suo abitino sgualcito da anni color nero, perché vedova da molti anni al sud il nero è perenne
io unica ancor nipotina viziata e coccolata me ne stavo sempre attaccata alle sue vesti. la merenda pane e zucchero o uovo fresco a zabaione dalla sue amate galline e nel guscio mettea la marsala
frittatine, pesci,broccoli e spinaci si celebravano con lei le stagioni zuppe, patate e cipolle in autunno pomodori, melanzane con zucchine in estate
guardo or la realtà, per coglier l’ attimo fuggente è sparito su un piatto già ben preparato per portarlo a casa senza affanni, di misurar, dosi e sporcar pentole confezionato a dovere, per chi non ha più tempo dovè il profumo che si espandeva per tutta casa anche per giorni, penetrava nei vestiti e sulla pelle
ereditata dagli avi da madre a figlia e a nipoti un brontolio allo stomaco,dove sei nonna Saridda Grazie dei tuoi consigli, che ho saputo tener nel cuore e nel mio D. N. A.
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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Rosaria Catania
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