Dei tempi d'aretino ii
Un di quei birbanti
nomato pure gran fannullone
che di taverna, dado e donne
solo armeggiava
e lavoro tenea in disprezzo
che gli pareva grave difetto,
un dì s'ingegnò in burla
All'ingenuo volgo ignorante
acutissimo dottore si mostrò,
perciocché mille anime ingannò
che ormai divenuto era benestante
Un di quei bifolchi
avuta voce di tal merito
tosto recò seco moglie
di strana malattia travagliata
che in tutto era svogliata,
né avea più certe voglie,
che era bella come sol nascente
Al veder tal meraviglia
l'infingardo dotto medico
di por certo rimedio trovò scusa
e trattò ella come figlia
Uni ed altri sapevano bene
che del marito non godea
ed in rigetto avea il pene,
conciocché il birbaccione
del malesser subito s'accorse
e cura in potta le diede,
e così godettero insieme
Pur la prese pel didietro
ed in bocca non so che fece,
so soltanto che ravvivata
ella uscì con aria rallegrata
Ed il medico al consorte:
Non temete per sua sorte
or in casa sbrigherà sue faccende
ed in pulire e scopare
più non avrà tali assenze
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L'autore
Marco Cortese
Sono originario di Cuorgnè (TO), un paese nel verde Canavese, non lontano dal Parco Nazionale del Gran Paradiso, dove fischia la marmotta, saltella il camoscio e regna maestoso lo stambecco...comunque anche la grandiosa capitale sabauda non dista molto, intrisa di storia...Da un pò d'anni abito a Banchette (TO), a rido
Commenti (1)
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Cuccu Anna Maria27 agosto 2009
Scritta alla maniera dell'Aretino con la sua arguta ironia e sensualità diretta e senza fronzoli. Apprezzata.
