Atalanta e ippomene
Anco tu, Atalanta cacciatrice
tratta in inganno
da vanità che serpeggia in donne
perdetti l'onore in corsa,
ché il tuo contendente
d'Ippomene il nome
in terra gettò d'oro tre pomi
O figlia di Scheneo
ch'amor fuggisti per timore
d'una vita nova,
tua forza non resistette
alla lucente bellezza
e raccolsi in terra l'amaro frutto
e gara perdesti
Maligno l'amore vi circuì
in avito tempio consacrato
vi soggiogò,
or siete in leoni tramutati
dall'ira degli dei condannati
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
M
Tutte le opere →
L'autore
Marco Cortese
Sono originario di Cuorgnè (TO), un paese nel verde Canavese, non lontano dal Parco Nazionale del Gran Paradiso, dove fischia la marmotta, saltella il camoscio e regna maestoso lo stambecco...comunque anche la grandiosa capitale sabauda non dista molto, intrisa di storia...Da un pò d'anni abito a Banchette (TO), a rido
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
A
Alorian14 ottobre 2009
Davvero bella. Personalmente quando mi raccontano la storia dei miti mi viene la pelle d'oca. Sono convinto che quel mondo non è certamente morto, è più che vivo che mai, ogni mito non racconta solo la storia in se, ma racconta di noi, degli uomini, dei suoi vizi e dei suoi talenti e Marco questo lo sa benissimo. Raccontata davvero bene.