D'amor dannato
Gran furore me piglia ché non ci siete
accanto a palmo in palmo,
e iettarmi in abisso non mi dannerebbe
ché senza il vostro conforto
è come essere già morto!
Uno sconforto che mai tace m'imprigiona
e pare dura catena che mai si spezza,
e ramingo vago per lidi senza fine
in cerca del vostro salutare profumo,
ché il segno vostro è in me d'ardore in fuoco
E avvampa il tal maniera
che mi par di navigare in tormento
costante in acque dal turbine infinito,
che continuo dilania l'albero maestro
e getta nel gorgo il vascello in rovina
E mi domando che male m'aggravi
per trovarmi in tali mari tempestosi,
ché d'Ulisse l'Odissea mi par così lontana,
e il lieto fine di quello io non vedo
anche se mille Proci manderei in danneggio
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L'autore
Marco Cortese
Sono originario di Cuorgnè (TO), un paese nel verde Canavese, non lontano dal Parco Nazionale del Gran Paradiso, dove fischia la marmotta, saltella il camoscio e regna maestoso lo stambecco...comunque anche la grandiosa capitale sabauda non dista molto, intrisa di storia...Da un pò d'anni abito a Banchette (TO), a rido
Commenti (1)
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Salvatore Ferranti26 novembre 2009
Una ribellione- introspezione davvero molto profonda e condivisa. La conservo, per rileggerla con calma.
