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Introspezione 20 giugno 2012 · lettura 1 min · 2881 letture

Prossimo atto di normalità

Rita Stanzione 1941 poesie pubblicate
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Posso inventare un ottimo lamento, purché non resti senz’anima questa febbre Di parole è pieno il campo, un'alluvione -si raccolgono fiori oscuri in alta notte Io e il non altro, occupata da un’ossessione stravolgo l’essere, dimensione di gatto più vite e passi in preda Implodo in un ennesimo “t’ho amato tanto” m’inebrio di strappi al cuore cicatrizzati al tuo profumo insistente Un’onda d’oceano, il seme del vento ancora una volta mi sottomette e sbatte su uno scoglio l’agonia del sogno fradicio dove volentieri mi violentai del non volere, del non sapere di tagli indolori Non basta una prosa implicita solo l'attimo dopo
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Rita Stanzione

Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.

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Commenti (9)

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Elena Poldan20 giugno 2012

Un testo che, attraverso un linguaggio che sfreccia su di in un binario "altro"... quello dell'irrazionale, quello dell'anima e del cuore... quello delle note e del dolore, ci trascina negli abissi di uno strazio senza fine... il ricorrere del "non" sottolinea la mancanza... Urlante...

M
Mariasilvia20 giugno 2012

Un sogno fradicio di lacrime dove annegare. Un testo superlativo dove la mente spazia dando "prova" di "qualità"assoluta. Il testo denota insuperabile versatile poetare. Immersi i versi nel buio notturno della malinconia senza stelle. Bella lettura. Complimenti!

Francesco Rossi20 giugno 2012

Rigagnoli di umori intrisi di malinconia pronti a vulnerare nel non volere e, nel non sapere.

Patrizia Ensoli20 giugno 2012

Versi che incidono un ritmo all'anima quel sogno che ostenta e che, si lascia violentare pur di non morire... Bellissima!!

EnzoL20 giugno 2012

dimensione di gatto, più vite e passi in preda... . mi ritrovo molto in questa tuoi versi tante le parole, tanti gli abbagli molte le rinascite dalla cenere... strazi che si ripropongono continui a ruota belli ssi ma

Rita Minniti21 giugno 2012

Quando un cuore prova tristezza, dolore, ha bisogno di sfogarlo perché è il solo modo a tenere a bada l'anima e a non vederla spegnersi. Nessuna parola può, oltre tutto, scrivere o dettare alla mente, quel che veramente succede al cuore, se non raccogliendo le forze, anche se labili, e tener duro fino alla fine. Un rincorrersi quindi di sensazioni tumultuose che vanno a scontrarsi col proprio io, un io lasciatosi violentare dall'agonia del persistere e insistere ai tagli inferti dalla stessa volontà., confusa e incerta. Una poesia che straripa di malinconia restando appiccicata nella mente, di un'espressività che dà i brividi!

B
Barba22 giugno 2012

Una chiusa che non lascia scampo; annichilisce di realismo e sprigiona la forza crudele e "violenta" della vita. I primi versi si legano perfettamente e tutta la Poesia ha in sé un dolore che solo l'Amore può sentire. Quell' "implodo in un ennesimo t'ho amato tanto" la marchia a fuoco, e la rende capace di malinconie struggenti. Visiva a tratti quasi fisica; la si sente sulla pelle.

Angela Fragiacomo22 giugno 2012

Penultima strofa una morsa al cuore! Di quei tagli indolore nulla volemmo sapere... tutti abbiamo una fermata, a cui saremmo dovuti scendere, invece siamo rimasti e poi... solo strada in salita... Uno scrivere che mi comprende, visionario, trasporta dritti dentro sé stessi... ammiratissima ancora e ancora!

Anna6222 giugno 2012

Un possibile atto di nrmalità, dopo tanto dolore potrebbe essere quello di legittimarlo, dandogli un senso. Il dolore è ormai imploso e ci sono schegge impazzite che feriscono l'animo... ora bisogna trovare il coraggio di racogliere scheggia per scheggia, osservarla, quasi con occhio clinico e buttarle via. Piano le ferite guariranno.