Perdono
Riccardo Ruschetti
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Riecheggia
quell’odore tuo
ormai lontano
nei cortili dei miei ricordi.
Da quel tuo
primo vagito
il mio sangue hai catturato,
del cuore mio hai preso pegno.
Terra di conquista
allor ne feci
senza più alcun ritegno,
errando tra il suo pulsar
dipingendo
il soffice tuo regno.
Or perdono io ti chiedo,
se ho saziato
tua innata sete
sol con fragili brandelli
del vissuto mio perduto tempo.
Pena ancor non esiste che
sollevare sappia dal
cuore mio
sì glacial silenzio per
simil colpa,
ogni remoto mio desio.
Ma un giorno,
quel giorno,
quando insieme
mireremo
l’ultimo bagliore del vespro mio,
forse guisa saprai trovare per
spezzare in me
il greve buio
in mille petali di luce,
infiniti diamanti ardenti in
anelata pace,
quella perduta nei
labirinti miei
per averti lasciato crescere
senza me,
figlio mio.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Riccardo Ruschetti
Commenti (4)
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Laura Sensoli10 agosto 2012
Tristezza di errori commessi durante l'esistenza dove il perdono viene interpretato come ancora di salvezza. Mi ha molto colpito e per contenuto e per capacità espressiva!
carla composto1 novembre 2013
straziante lirica... un chieder perdone tra le righe... siamo esseri umani... e come tali tutti possiamo sbagliare bellissimi versi intrisi di sentimenti e pieni di voglia di ricominciare ...
Berta Biagini14 febbraio 2014
Una lettura da brividi che dovrebbe essere letta da molti - un insegnamento di vita da non perdere.
Carla Colombo17 febbraio 2014
Poesia che strappa l'anima, molto commovente, solo chi è genitore può capire lo strazio per aver tra virgolette "abbandonato" un figlio, ripeto, straziante e struggente!




