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Uomini 23 luglio 2013 · lettura 1 min · 2371 letture

Le sere delle rose

Rita Stanzione 1941 poesie pubblicate
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Era la musa, l’artista, l’attrice dei suoi bisogni di qualche povero sogno sulla soglia di un albergo Era la pietra dura, il portafortuna dei giorni fragili la pietra da marcare, da pisciarci su Pietra muta perché le stelle non girano Era la piccola stanza dalla grande accoglienza il buco dove scavare le debolezze La prigione con lo scalpello, la sbarra aperta Era la terza abbondante la quinta e la sesta dell’anno, lei dove tornare a settembre I fianchi a campana, le nuvole tra le cosce nudità riflessa nell’annullamento la proposizione a singhiozzo Esito nelle sue rughe radiali il peccato a puntate vizio d'impurità rischiarato nel bidet La porta richiusa su un laconico -Magica-
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

occhi grandi color di foglia, occhi grigi come la strada

L'autore
Rita Stanzione

Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.

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Commenti (7)

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Stefano Drakul Canepa23 luglio 2013

una star della strada, delineata con grande maestria attraverso versi lucidi, graffi ed incisioni a parola. G r a n de

carla composto24 luglio 2013

illusioni in una camera d'albergo... musa artista ...solo per quell'attimo intensa lirica forte ed incisiva... per un momento mi ha ricordato guttuso...

EnzoL24 luglio 2013

a volte una musa a volte un casa e ristoro di sicuro un luogo dove è possibile l'amore o l'illusione, forse a volte basta belli ssima,

Versi graffianti e dolorosi dove si mette in risalto colui che si sofferma solo alla superficie di un corpo, dove si cerca della donna solo l'oggetto senz'anima e senza testa.

M
Mariasilvia25 luglio 2013

La donna usata come un libro che non si sa leggere. Incontrata per la strada, perla di strada che si spreme come un'arancia neppur sbucciata... La musa che non canta canzoni e piange la sua "presenza"... Una lirica impregnata di dolore dove esiste solo la morbidezza della carne. Superlativa è l'aggettivo completo.

Emanuele Martina25 luglio 2013

una tela di versi, complessa ed articolata, persancire il dolore della donna, la donna illusa, tradita, messa da parte, dolore rappresentato da versi intensi, molto bella

Liber mente29 agosto 2013

La porta sbiadita dal nobile pianto logorata dagli uomini accarezzata dal vento. Lo scrigno confuso fra il manto di stelle Era la schiava di mille suoi amanti. Una mente sognante fra mille rimpianti. Occhi spenti all'amore una Dea sbiadita nei rancori. Peccaminosa e fragile rosa alla vita senza spine. Bellissimi e reali versi di malinconia, spesso non si guada il male psicologico che l'egoismo umano causa, ai borghi di vita. Giuseppe