senza titolo
Come rapito, nel fulgido tremore
dell'indifferenza,
come ferito, dall'insipida gaiezza
d'un sorriso.
Vivo inebriato dell'alito
dell'esistenza,
trascinando le mie stanche ed eteree
gambe
all'ordine d'un mondo sfuggito.
Sono folle nel completamento del mio credo,
barcameno me stesso
all'oscuro d'ogni esito.
Arso dall'impuro fuoco dell'insicurezza,
minato dal velenoso tarlo della nostalgia,
prodigo la mia legge senza esserne maestro,
uno fra tanti,
ma uno che sa.
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Commenti (1)
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Francesco Maria23 novembre 2005
Sicuramente saprai cosa fare... Rendi sicure le tue gambe. Continua a scrivere... Tutti ti seguiremo