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Riflessioni 24 dicembre 2014 · lettura 1 min · 1687 letture

Il cullar dell'infante

Andrea Palermo 133 poesie pubblicate
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Culla, l'infante assonnato sotto quell'olmo tra le spighe di un prato, veglia i suoi fragili sogni sorretti dallo sbatter d'ali di un volo di cigni, di questa ninna nanna non rimarrà che un vago ricordo degli occhi di mamma. In quel silenzio sottile accarezzato dolcemente dal bisbigliar di parole per chi ancor non si desta allo sguardo di un mondo che di se si rattrista. Dormi mio piccolo figlio, nell'innocente vegliare che svegliar io non voglio, per quel sonno che è puro come il sentimento che limpido creo il tuo respiro, che rimase celato dalle nebbie blasfeme in cui si nascose il peccato. Dimentica che domani sarai suddito del tempo che non lo ammetterà mai, e illudi il vago passato che è bramoso d'avere ciò che avrai vissuto, perché sarà sovrano mentre scriverà il tuo complice destino. Continua a sonnecchiare ancora tra le braccia mie mentre l'amor ti sfiora.
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(Poesia scritta tre anni fa quando vidi per la prima volta dormire mio figlio tra le mie braccia)

L'autore
Andrea Palermo
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Commenti (1)

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Elena Poldan25 dicembre 2014

Poesia dolcissima che solo un padre puó scrivere al figlio ancora infante, quando ancora potrà proteggerlo da un mondo triste e infame che inevitabilmente rende sudditi e destina alla sofferenza tutti i suoi esseri...