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Introspezione 13 gennaio 2015 · lettura 1 min · 2168 letture

Notte cieca

Riccardo Ruschetti 263 poesie pubblicate
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Defecando l'ultimo sigillo del perduto cielo, allontano il deflagrante battito d'un pensiero intorpidente l'istante. Scorre l'ascolto dei secondi come un caffè che tarda a montare per non giungere dove ogni giorno lento il sole mastica il suo arrivare. Bramosia d'una notte cieca, senza voler altri occhi incrociare senza dover le mani insistentemente ancora lavare, amo solo il vento, calore che inaridisce l'odio e da Giuda sa ancora librare.
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Riccardo Ruschetti
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Commenti (5)

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carla composto13 gennaio 2015

provare emozioni ancora una volta... lasciasi andare librando in alto... bella e sentita il mio plauso

Sara Acireale13 gennaio 2015

Il vento è un insostituibile elemento della natura e, amandolo, ci facciamo trasportare da lui come in un'onda magica... Il vento è un elemento rinnovatore della natura e, altresì, della nostra anima. In una notte cieca ci darà la forza di volare in alto, di vedere un mondo diverso e più pulito.

Rosita Bottigliero13 gennaio 2015

Una metafora del vento della vita che ci trascina nel suo vortice. Nonostante ci si possa difendere... Tuttavia sfiora ogni cosa nel suo andare... bellissima

Francesco Rossi13 gennaio 2015

Ecco che il poeta in questa sua composizione mette in chiaro un concetto intimo: l'intorpidente istante: a ben vedere l'istante è frutto della spontaneità e in quell'attimo quante cose passano nel nostro cervello, si mettono in moto meccanismi che solo la razionalità riesce a contenere e poi il defecare, parla un linguaggio chiaro peoprio perché la poetica vuole mettere allo scoperto punti che paiono, ripeto, paiono, oscuri ma in realtà non lo sono e l'autore conferma questa mia sensazione nella sua verve poetica.

nemesiel19 gennaio 2015

Ritrovo un poeta che sembra implodere sul suo intimo infinito... Sembra coperto da una nebbia di sofferta riflessione quella dolcezza del linguaggio che rammentavo. Versi dove il tempo scorre con una lentezza esasperante eppure non vi è alcun desiderio di fuggire da quella notte che, anzi, si desidera... forse rifugio... forse catarsi.