L'altra materia

Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.
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Un'idea di un nido senza immagine, quasi a voler significare il possesso del concetto assoluto di nido che diviene, così, isolato (secondo verso) da ogni altra cosa. Nell'ultima strofa interpreto il concetto di continuum temporale (non esiste il tempo) e di continuum spaziale (non individuabilità della frammentazione), in pratica è l'infinito dove il tutto diventa uno e l'infinito è inteso come una qualità delle cose e non una quantità. Versi che si prestano a notevoli e diverse interpretazioni.
Stupendi per sottigliezza di pensiero ma soprattutto per contenuti significanti (sui quali mi soffermo) di elevatissimo pregio. Si apre con due periodi in cui si stagliano le antitesi (inverno/calgine e scolora/s'imprime) splendide metafore ben contestualuzzate (nido d'inverno e caligine del vuoto). Nei versi successivi nei quali si sottintende il verbo leggo due armoniosi chiasmi. Ottima allitterazione in "materia... frammentazione". Leggo litote in quel "non esiste il tempo" per far percepire in realtà la staticità del vivere (tutto è fermo) I versi in chiusa anch'essi una sequela di chiasmi che impreziosiscono i versi. In chiusa effetto enfatico la supposta smaterializzazione della già scarsa inconsistenza. Poi non c'è più sp.
Io sostengo che tra frammentazione e materia esiste l'armonia e questo io colgo dalla poetica espressa dall'autrice.



