Sciacallo
Paolo Ursaia
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Fuggi, essere immondo;
artigliasti miserabil bottino
dallo straziato corpo,
ancor sussultante
nel gelido abbraccio
della morte.
Ti spregio,
sciacallo dei viventi,
ignobil caricatura
disumanata.
Dannato,
anelo tu viva,
in esclusiva compagnia
di te stesso,
all'eterno sguardo
d'una madre straziata.
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (3)
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Giovanni Monopoli3 agosto 2007
racconto di un vissuto con estrema perfezione nell'accusa di un essere... sciacallo... bei versi molto ben esposti
Elisabetta Randazzo4 agosto 2007
Sei riuscito a mettere in versi un fatto veramente sconcertante...
M
Manuela Magi4 agosto 2007
Sei stato. Hai trasformato in versi gli stessi sentimenti che la notizia mi ha suscitato.Parole veramente appropriate.


