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Sociale 14 luglio 2015 · lettura 1 min · 2286 letture

Eclissi

Riccardo Ruschetti 263 poesie pubblicate
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Nello spazio di due piastrelle annodo il cuore con la mente, fisso gli occhi perdendo presa prendo il volo dalla gente. Senza fiato mai distante scorre il tutto sfugge il niente. In quel cosmo poi mi fermo, abbraccio lì la mia paura a cui dolce parlo spesso in attesa di una carezza. Mani tese sulla luna arpeggio il ferro delle grate, poi accucciato sulle scale ninno l'ombra il mio odore. Pentagramma di sole rughe senza note da liberare, spezza chiavi in serrature sbarrando usci per non aprire a quei cuori chiusi e storpi incapaci di vedere questo sole che dentro cuoce questo sole che fuori muore. Brucia in gola la domanda ...questa vita ch'è giunta a fare se notte e dì son sempre uguali dietro a vetri ormai opachi? Una vita senza amore resta indietro mai sfogliata come pagine di giornali laide, unte ed accartocciate buone solo a raccoglier polvere ed asciugar orina ai cani.
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Indelebile è quel marchio che "l'umano" t'imprime addosso... ...certo folli, fors'anche troppo... ma non sempre sono pazzi... mai... spazzatura di questo mondo!

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Riccardo Ruschetti
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Commenti (5)

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Rosita Bottigliero14 luglio 2015

Sentirsi un vetro dietro una finestra... belle immagini. Lirica di alto contenuto, profondo nel suo essere. Ben stilata.

Berta Biagini14 luglio 2015

Potrebbe sembrare facile comprendere quanto si cela in questi versi, niente di più falso, se non vissuto. Versi che toccano il cuore e l’anima, capaci di far riflettere su di un mondo che non sempre è accettato, ma deriso – sofferenze non si contano, si leggono nei loro occhi. Sentitissima.

carla composto15 luglio 2015

Quanta gente viene marchiata a fuoco come fuori del normale, ma chi stabilisce cos'è la normalità normale e cosa non lo è. ...ci chiediamo cosa porta ad isolarsi dal mondo, forse una difesa per dolori subiti angherie vessazioni... solo chi vive vicino a queste persone sofferenti riesce a capire... c'è tanta sensibilità in questi magistrali versi

Massimiliano Moresco20 luglio 2015

arpeggio il ferro delle grate... che bella immagine, specialmente se contestualizzata con l'immagine d della luna a far da sfondo alla solitudine. Trovo la poesia densa di significati, con un ottimo ritmo ad accompagnarci nella fruizione del testo.

nemesiel21 luglio 2015

Quale immagine penetra più di altre nel cuore mentre gli occhi scorrono i versi di una poesia forte, che denuncia e schiaffeggia senza usare violenza ma calandosi empaticamente nella sofferenza... nella solitudine della malattia...? Difficile scegliere, non si può scegliere perché il lettore si distacca dalla bellezza dei versi per immergersi nel dolore degli altri, quegli "altri"da noi marchiati e tenuti lontani, più di tutti... sofferenze di cui scacciamo il pensiero quando si affaccia alla nostra mente... niente disturbi questa illusoria felicità d'esistere che inseguiamo e che ci lascia solo il vuoto... Se solo sapessimo ascoltare quell'uomo che "arpeggia col ferro delle grate..."