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Riflessioni 4 novembre 2015 · lettura 1 min · 1857 letture

Sì, dolce sarà il tormento

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Giuliano leandro loy 53 poesie pubblicate
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Ho lasciato il cuore vagare, dentro il vagabondare di un cane. Sono immerso nell'olfattivo nostalgico del perduto. Il dubbio insinuante dilaga lentamente, come una acqua, che al fine stagna. L'iridi imbevute dentro un mondo avvilente. Il tempo fluido che in ogni sua forma ci sommerge. Le mie speranze che tracimano nel vago di un ricordo. Ho delegato l'istintività al bisogno, negli occhi di un cane vagabondo. Un cane abbandonato dall'uomo evitante nel suo sguardo. Il cognitivo umano uno storico decorso, un ipocrita inganno. Per le nostre fameliche bugie, presto ci estingueremo. Sì, che dolce sarà il mio tormento.
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L'autore
Giuliano leandro loy

Scrittore di narrativa e poeta a tempo perso. Scrivevo fin dalla più tenera età, e questo vizio mi è rimasto anche nella mia maturità. Amo la filosofia e la studio, pur essendo consapevole dell'impenetrabilità fenomenica dell'uomo. Inizio ad essere molto Socratico, perché so di non sapere. Gli intellettualoidi di oggi

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Commenti (1)

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carla vercelli5 novembre 2015

"Ho delegato l'istintività al bisogno negli occhi di un cuore vagabondo..." Credo che si possa riassumere il senso dell'intera poesia in questi due versi: l'animale agisce per istinto nell'ottica solo della soddisfazione di un bisogno, noi maldestramente asserviamo il nostro istinto (pur così importante), alla soddisfazione di meri desideri materiali che a lungo andare stanno facendo scomparire la nostra umanità, offuscano la nostra essenza spirituale, facendoci sembrare più bestiali degli animali stessi... Chiedo venia se ho male interpretato una poesia che ho molto apprezzato.